Pisciacontrovento tace da quasi due mesi. In questo lasso di tempo molti eventi si sono succeduti, almeno tre degni di essere citati per il modo in cui hanno sconvolto le nostre vite, eventi sconvolgenti che però folgoranti vide il mio genio e tacque, poiché di mille voci (idiote) al seguito ha deciso di non mischiare anche la sua. Quali eventi? Beh, è ovvio: 1-la terra ha tremato sotto il secondo capoluogo più inutile d’Italia (tanto per la cronaca nella mia speciale classifica il primo è Campobasso), 2-una qualche specie di maledizione ancestrale si è abbattuta sulla razza suina che abita il centro America e sui suoi maiali, e soprattutto 3-Lindsay ha lasciato quel cesso della ex fidanzata (forse in seguito all’esplicito consiglio di Eminem).
Ed ecco che gente di tutte le provenienze e di tutte le estrazioni sociali, dopo un periodo di sacrosanto e profondo lutto, ha iniziato a sparare cazzate. Si sono lamentati che nessuno abbia dato ascolto ad un cretino qualunque che mentre misurava la magnitudo delle sue scoregge con un termometro avrebbe “previsto l’imminente terremoto”; hanno contestato a gran voce quei maledetti che “hanno costruito i palazzi mettendo la sabbia nel cemento” il che, espresso in questo modo, è un po’ come lamentarsi che un automobilista incidentato sia stato sfregiato da una scheggia perché “hanno costruito l’auto mettendo il vetro nel parabrezza”; hanno immediatamente espresso l’intenzione di restaurare i monumenti caduti “com’erano e dov’erano”, un’espressione che in un ipotetico parallelismo tra il mondo del restauro e quello della cristianità suonerebbe grosso modo come “p**** D**”. E Pisciacontrovento? Zitto.
Ed ecco che gente di tutte le provenienze e di tutte le estrazioni sociali, ma forse soprattutto quella stessa frazione di loro che ha scaricato la suoneria di Spiderpork dopo che è uscito il film dei Simpson, ha smesso di mangiare qualunque cosa che potesse vagamente essere associato ad un maiale, eliminando così dalla propria dieta praticamente il 97% dei prodotti alimentari. Ogni volta che viene fuori una nuova malattia che potresti aver contratto solo facendoti inculare dall’animale da cui prende il nome, chi ci rimette sono sempre i macellai. E Pisciacontrovento? Zitto.
Ed oltre questi molti altri sono stati i deliri collettivi che in questi due mesi hanno investito quella massa informe di deficienti che i cartelloni pubblicitari di propaganda politica in cui si fa il tiro alla fune si ostinano a chiamare italiani, a partire da quella strana malattia degenerativa del sistema digestivo che colpisce i telespettatori ogni qual volta finisce un reality e che li spinge a cagare dalla bocca ogni qual volta iniziano una conversazione. E Pisciacontrovento? Zitto.
Cosa può essere accaduto, dunque, di così eclatante da spingere Pisciacontrovento ad interrompere un silenzio che neppure i più roboanti degli avvenimenti sembravano in grado di scalfire? In realtà niente, ma visto che l’unico titolo che mi veniva in mente per il post era “Boom boom pow” ne approfitto per segnalarvi che i Black Eyed Peas hanno finalmente imparato da Kanye West come si fa un singolo come si deve.
Miei prodi combattenti, mi duole informarvi che la nostra battaglia per la salvezza dei sani valori del nostro secolo sembra sempre più vicina ad un triste epilogo.
Abbiamo lottato, abbiamo resistito, abbiamo urlato la sacralità della nostra giusta causa sancita dal sangue dei mille pulsanti di tastiera innocenti vittime dell’uso smodato di un mezzo informatico infido e dannoso da parte di una generazione il cui cervello è andato a puttane sin dai tempi del cordone ombelicale, ma abbiamo fallito.
Facebook vincerà questa guerra, è inevitabile. Sempre più soldati valicano il confine e passano al lato oscuro, ammaliati da lusinghiere promesse, false quanto la scenografia senza spessore di un set televisivo, ma dotate di un fascino infinito per gli occhi di chi sa vedere solo due dimensioni. A poco sono servitii nostri appelli, a nulla sono servitele nostre invettive: eravamo predicatori di strada che gridavano da un pulpito di cartone ad un pubblico che non c’è. Siamo stati ignorati, siamo stati sconfitti.
Ok, aldilà di questo piccolo spazio che mi sono ritagliato per fare allenamento di vuota retorica, il fatto resta e dobbiamo affrontarlo: la lotta a facebook è stata un fallimento. Contavo sul reclutamento di qualche hacker informatico col quale potessimo almeno fare qualche piccola azione di disturbo, che ne so, far sparire qualche utente, sostituire suoni con scorregge, o anche inserire frame di cazzi durante i filmati e pisciare nelle minestre comeTyler Durden, ma niente da fare. Ci sarebbe ancora l’ipotesi attentato terroristico reale, ma è non si può identificare un unico luogo fisico che contiene facebook e farlo saltare in aria, per cui credo che la dinamite che era stata stanziata per il progetto la userò per far esplodere un canile, o la sede di un’organizzazione animalista, poi per festeggiare andrò in un ristorante cinese da cui mi rifiuterò di uscire fino a quando non avranno acconsentito a prepararmi un gatto fritto (smettetela di dire che non cucinate i gatti, cazzo, smettetela di prendermi in giro!).
Aldilà di tutto questo, credo che la sconfitta contro facebook vada affrontata con dignità e con il giusto distacco: in fondo abbiamo perso contro qualcosa molto più grande di noi: l’idiozia. A questo punto tanto vale concentrarsi su nuove battaglie, forse meno importanti, ma sicuramente più alla nostra portata. A tal proposito volevo invitarvi a diffidare fortemente degli ARTISTI DI STRADA! Quale persona sana di mente penserebbe davvero di poter guadagnare qualcosa dagli automobilisti fermi al rosso (per definizione le persone più incazzate al mondo) mettendosi a far girare palle in sella ad un monociclo? Non ha senso. Non ha un cazzo di fottutissimo senso. Deve esserci qualcosa sotto; dobbiamo scoprire cosa vuole questa gente fastidiosa e fetida perché ’sti cazzo di artisti di strada sono tanti, sono organizzati e si muovono indisturbati: se non li fermiamo subito potrebbe essere troppo tardi.
P.S.:
Quando avrò voglia di vedere qualcuno che sa davvero far girare le palle andrò a guardare una gara diJanet Lee… magari lei il gatto fritto lo sa cucinare…
Non mi ero mai fatto un’opinione precisa di Beppe Grillo, essenzialmente per due motivi: 1 lui non appare in tv ed io seguo la politica del “ascolta pure un ciarlatano, ma solo finché è gratis”, 2 di ciò che dice me frega talmente poco che solo a pensarci mi sono addormentato sulla tastiera mentre scrivevo questo primo paragrafo e per portarlo a termine l’ho dovuto finire di scrivere con word a mezzo schermo ed aprendo sul restante mezzo schermo selina18.com.
Tuttavia la sua figura aveva iniziato a puzzarmi di testadicazzo già ai tempi del V-day, ed ancor di più quando l’illogico gesto del nostro governo di mettere on line i redditi dei cittadini ha portato alla luce il fatto che il signor Grillo guadagna una caterva di soldi. Ancora di più si è radicata in me questa convinzione dopo che Bucknasty ha segnalato l’episodio della washball in questo articolo di 7yearwinter. La mastodontica dimostrazione di ignoranza da ligure provinciale, corredata dall’impalpabile sensazione che l’antipolitico (non lo definirò comico o satirico perché sono termini che non merita) percepisca qualche ringraziamento non verbale da quelli della washball, è stata ben presto affiancata da una ulteriore dimostrazione dello stesso tipo di ignoranza quando, poco tempo dopo, mi è capitato di vedere questo video.
Alcuni passaggi eloquenti.
“le città sono in mano agli architetti devoluzionisti, decostruzionisti, quelli che privilegiano l’arredamento, l’estetica alla funzionalità”
Ehhh??? Se devi mettere uno di fianco all’altro tutti i termini inerenti l’architettura che ti è capitato di sentire in quel pene floscio di regione in cui abiti, almeno prima di usarli dai un’occhiata al loro significato. Compra un cazzo di dizionario, pirla.
“a Milano davanti alla triennale fanno un pelo di fregna di 15 metri”
Continuo a fare fatica a tradurre i suoi sputacchi in concetti di senso compiuto (ma la gente ride quindi o lo stupido sono io oppure la parola “fregna” innesca reazioni di ilarità generale in qualunque contesto venga usata) ma penso si riferisca a questa scultura che si trova a Milano di fronte alla stazione Cadorna, nei pressi della Triennale, e che non è un pelo di fregna ma un monumento dello scultore svedese Claes Oldenburg che celebra Milano come città della moda. Può anche darsi che siano discutibili gli esiti artistici di questa celebrazione, ma di certo col discorso sugli architetti questa sparata non c’entrava un cazzo.
“ho fatto vedere queste foto alla facoltà di architettura … guardate, ma come si fa a costruire una supposta…?”
Inizia la carrellata di foto che Beppe mostra al suo pubblico di pecoroni. La supposta in questione è il grattacielo della Swiss Re a Londra, progettato da Norman Foster (su cui Beppe tornerà), un landmark efficace e tuttavia non altisonante nell’affollato e spesso anonimo skyline della City di Londra. Sembrerà anche una supposta, ma le supposte curano l’influenza, questa cura l’immagine della più grande città d’Europa.
“abitazioni così stanno progettando. Non puoi abitare nell’ultimo appartamento a sinistra, ti vomiti addosso”
Posto che non conosco l’edificio nella foto (mi ricorda il Civil Gustice Center di Manchester, ma credo di sbagliarmi), dubito fortemente che quelli siano appartamenti, e anche se lo fossero mi riterrei estremamente fortunato ad abitare in quell’appartamento di cui parli, Beppe: godrei di un ottimo panorama e potrei invitarti a cena per poi buttarti di sotto, raccogliere il tuo cadavere, seppellirlo in un giardino e piantarci sopra i pomodori come in “una cena quasi perfetta”.
Sorvolo sulla parte successiva, quella in cui parla di “grattacieli inclinati” ed “effetto Bilbao” perché tanto dice solo cazzate. Segnalo solo che quando dice “un testicolo in mezzo a New York” l’immagine è piccola ma sono abbastanza sicuro che la città nella foto non sia New York.A un certo punto nomina l’iperrealismo e lo riprende in seguito attribuendo il relativo aggettivo ad un quadro di “Salvator Dalì” (pronunciato proprio così, con la T, SalvaTor. SalvaTor? Cos’è un tuo cugino siciliano che ti offre i pomodori secchi sott’olio quando vai a trovarlo l’estate?). Iperrealista Dalì? Ma quanto cazzo sei coglione? L’ignoranza di quest’uomo travalica i confini delle nazioni, delle lingue e delle discipline; penso che in una gara di supponente ignoranza Grillo potrebbe agilmente battere il nostro attuale premier.
Non sapevo dei problemi strutturali allo stadio olimpico di Montreal ed all’aeroporto francese, per cui sospendo il giudizio sulla parte seguente, anche perché le foto documentano bene: si vede che su questa parte wikipedia lo ha aiutato molto.
Giudizio sospeso anche sulla storia del ponte di Messina, ma i numeri mi suonano parecchio sparati alla cazzo: probabilmente la fonte è la stessa che usa per reperire tutti i dati relativi a ciò di cui parla: l’etichetta del suo maglione maleodorante. Chiedo aiuto a IngSP56 su questa parte.
Segue una breve digressione pseudo-razzista su siciliani e calabresi, l’unica parte del filmato che se meglio articolata potrei condividere, dopo di che si torna a sparare cazzate immani.
“i più grandi disegni di progetto del ponte di Messina, ce n’è uno, del più grande progettista oggi vivente di ponti inglese […] si chiama Foster, ha fatto un tentativo prima di farlo […] ha provato uno stesso ponte più piccolo sul Tamigi a Londra”
Secondo Beppe un’opera che si chiama Millenium Bridge, che ha una struttura ad arco totalmente incompatibile per i ponti a grande luce, che si trova a Londra e che conduce alla Tate Gallery, altro non è che un modellino in scala del ponte sullo stretto di Messina. Le amministrazioni comunali delle metropoli di mezzo mondo sono ansiose di adoperarsi per realizzare modellini in scala di opere infrastrutturali italiane. Presto a Bejing verrà realizzata una strada che porta verso il nulla per simulare in scala la Salerno-Reggio Calabria ed a Los Angeles verrà bucata la collina di Hollywood per dimostrare che l’unica popolazione locale che rompe i coglioni sulla costruzione di una rete ferroviaria è la massa di coglioni No TAV della Val di Susa.
Inoltre Beppe sputa merda ironizzando su Norman Foster, un progettista che il capo di stato più intelligente d’Europa (God save the queen) ha investito prima del titolo di cavaliere e poi di quello di Barone. E’ un po’ come se il tipo che canta alle feste di contrada del Salento cominciasse a prendere per il culo Mozart.
Secondo Beppe, come se non bastasse, in seguito ai problemi che il ponte ha mostrato in occasione dell’inaugurazione,
“stava andando giù il ponte, signori. Li hanno fermati, li hanno mandati tutti a casa, non hanno detto niente, l’hanno buttato giù e lo stanno rifacendo. Affidiamo la vita a questa gente qui… Bisogna essere molto cauti!”
Ecco le parole di Leonardo Benevolo (non un pirla qualunque dalla pettinatura ribelle e dalla sudorazione disumana, ma uno che sa quello che dice) a proposito della vicenda del Millenium Bridge: “si è rivelato instabile per un carico di folla di entità non prevista. I progettisti hanno dovuto inserire nella struttura una serie di ammortizzatori”.
Concorderete con me che c’è una certa differenza tra il buttare giù e rifare “senza dire niente” tutto il ponte e l’apportare delle modifiche alla struttura per risolvere un problema inizialmente mal quantificato. Dove si documenta Beppe Grillo prima di parlare? Su Striscia La Notizia?
Il problema è che questo ignorante brizzolato ha un seguito. Le sue parole hanno un peso. C’è gente che opera le proprie scelte politiche e personali sulla base di ciò che dice questo idiota puzzolente. Non so voi, ma io preferisco affidare la mia vita alla matita di Norman Foster piuttosto che alle ciance di Beppe Grillo.
Beyoncè Knowles ha pubblicato a novembre “I Am Sasha Fierce”, un album dal titolo poco incisivo che per più di metà dell’ascolto offre lamenti lagnosi e vocalismi simili a vagiti, tanto che per quel che mi riguarda il titolo più adatto sarebbe stato “Fingerbang”. Il terzo lavoro solista da studio dell’artista che ospita abitualmente nella propria fessura verticale intercosciale l’organo riproduttivo di Jay-Z, tuttavia, contiene alcuni pezzi di una qualche rilevanza e nel complesso non si fa disprezzare, almeno non quanto le deplorevoli prestazioni cinematografiche della cantante che lo interpreta.
Nel video del primo singolo estratto dall’album, “If I were a boy”, la telecamera si sofferma a lungo sul viso della cantante o cmq su altri particolari, lasciandoci notare solo in pochi frangenti il terribile misfatto, quello che invece viene denunciato fortemente, gridato, quasi urlato a megafono acceso nel video successivo (Single Ladies): un culo grosso come una casa. Un body infilato nella fessura verticale di cui sopra e agganciato alle gracili spalle che ingannevolmente evocano un fisico magro è tutto ciò che occulta le nudità della cantante in questo video, mostrando così in tutta la sua enormità quel sedere mastodontico e quelle cosce assetate di carboidrati.
Un rapido excursus della carriera di Beyoncè ci mostra come le sue chiappe siano negli anni cresciute esponenzialmente, nutrendosi degli occhi vogliosi dei neri che guardano BET e della loro idea distorta di bellezza, ed abbiano preso il sopravvento sul resto dell’organismo, come un tremor che spunta dal sottosuolo per divorare tutto ciò che c’è di buono in superficie.
Ebbene, CENSURATE IL VIDEO di Single Ladies!
“Ma Esse-P, perché vuoi che suddetto video musicale venga estraniato dai palinsesti delle emittenti televisive del settore? In fondo il contenuto del brano è affine alle tue opinioni riguardo alla struttura dei nuclei più elementari della società!”
Caro il mio lettore immaginario che ha osato rivolgermi ancora la parola e stanotte finirà sgozzato in un pozzo di campagna come tutti gli altri personaggi della fantasia che ho conosciuto durante la mia infanzia, capisco che ai tuoi occhi stolti e poco lungimiranti ed al tuo linguaggio bizzarro e vagamente gay possa sembrare che il video di “Single Ladies” non sia una minaccia per la nostra vita quotidiana. Anzi, una canzone che incita le donne a infilarsi un anello al dito e fare le mogli, in effetti, si schiera dalla parte giusta, quella di chi vuole finalmente curare tutti i mali del pianeta riportando l’ordine sociale al solo ed unico modo giusto possibile, quello pre – movimento femminista.
Purtroppo però non basta cantare due frasi sensate nel ritornello per mascherare quanto di male video come questi producano alla società: oggigiorno le migliaia di natiche trabordanti che ci circondano non hanno più vergogna a mettersi in mostra, anzi tentano di attirare la nostra attenzione con jeans a vita bassa, esibendo un solco verticale come a dire “sì, sono larga come un pallone aerostatico, ed ho anche una sorella gemella”. Male, molto male! Crescendo in un mondo senza bellezza ci dimentichiamo cosa essa sia e presto non saremo più in grado di riprodurla. Chi dovrebbe difendere la bellezza nelle nostre città esce di casa la mattina e vede un mondo di culi larghi, e poi progetta la Nuvola di Fuksas… ci sarà un nesso!
Propongo che il governo stanzi dei fondi per la lotta alle chiattone ed alla cellulite, con pattuglie che vigilano affinché le ciccione si coprano a sufficienza e sgravi fiscali a vantaggio delle sedicenni che pesano meno di 55 chili.
Sono bambino. Non saprei stimare quanti anni avessi perché a me i bambini sembrano tutti ritardati uguali, a prescindere dall’età. Sono in piazza, forse di domenica sera, con i miei genitori; i miei sono fermi a parlare all’infinito con qualche loro conoscente che di sicuro mi stava sul cazzo e che oggi, a distanza di un paio di decenni, non sanno più nemmeno se è vivo o morto. Da bravo rompicoglioni qual è ogni bambino degno di tale nome, inizio a lamentarmi perché voglio un gelato, il cucciolone (mangiavo sempre il cucciolone perché volevo verificare che durasse davvero 10 morsi, le barzellette mi sa che ancora non le sapevo leggere, ma anche se avessi saputo farlo non mi avrebbero fatto ridere comunque); dopo dieci minuti che batto i piedi per terra mio padre si decide a concedermelo, ma per la prima volta non va a prenderlo lui di persona, bensì mi mette in mano 5 mila lire, mi spiega con attenzione e ripetutamente (perché i bambini, lo ripeto, sono tutti ritardati) cosa devo fare, e mi manda a comprare il gelato. Lasciando perdere il fatto che ero così impegnato a ricordarmi del resto che mi sono dimenticato di prendere il gelato e sono dovuto tornare dentro il bar tra l’ilarità generale, quella è stata la prima volta che ho capito come funziona l’economia: si danno dei soldi ed in cambio si riceve un bene materiale.
Passa qualche tempo, sono sempre un bambino e pertanto, nonostante mi sia messo a leggere la divina commedia di mia iniziativa in versione originale in prima elementare, sono ancora un ritardato. Questa volta siamo all’estero, forse il primo viaggio fuori dall’Italia con la mia famiglia, forse progettavamo di abbandonare mia sorella perché non smetteva di piangere da 25 lunazioni, non lo so. Fatto sta che siamo all’estero e papà mi spiega che all’estero non ci sono le lire, ma altre monete, per cui bisogna fare il cambio, ma lui, per evitare il fastidio del cambio, ha portato pochi contanti e userà la carta di credito. Questo va contro tutte (una) le mie cognizioni di economia e finanza: come faremo a mangiare, dormire e comprare il cucciolone senza soldi? Dopo aver assommato i miei piagnistei a quelli di mia sorella per aver scoperto che in quel <qualunque cazzo di posto fossimo> il cucciolone non esiste, imparo una nuova lezione di economia: un capitale può essere versato a qualcuno in cambio di un servizio o di un bene materiale anche in forme diverse da quella fisica-monetaria, basta che la liquidità fisica-monetaria sia presente in una banca e possa essere associata a mezzi di pagamento virtuali-non fisici, come le carte di credito o gli assegni.
maglia del parma per la champions, vi rendete conto? la championes!
Passa ancora qualche tempo. Sono un ragazzino, quindi, come tutti i ragazzini (ma un po’ meno rispetto agli altri) sono ritardato quanto un bambino, ma in più ho i brufoli. Inizio ad interessarmi al calcio e decido che tifo per il Parma (perché per il Parma nonostante io sia del sud? Magari un giorno ve lo racconto, magari no). La mia squadra del cuore vanta tanti nomi di grandi giocatori, vince una coppa uefa, ne vince un’altra, gareggia con le grandi per vincere lo scudetto, ed io sono contento. Ho anche la maglietta di Crespo e quella di Thuram (ho detto meno ritardato degli altri, non ho detto che non lo ero per niente…).
È il 2003. Sono un adolescente, pertanto sono nella fase della mia vita in cui raggiungo l’apice dell’essere ritardati (questa volta in misura pari a tutti gli altri). Non capisco nulla di economia e finanza e mi sta bene così. Un giorno quel pirla con la cravatta che parla al TG1 dice che la Parmalat e Callisto Tanzi hanno fatto crack. Lì per lì capisco solo sommariamente cosa significa, ma nei mesi a seguire il Parma vende tutti i suoi migliori giocatori e continua ad essere coperto di debiti, mentre i cartoni del latte costano sempre meno ed io non sono più contento.
Rifletto.
In base alle mie conoscenze pregresse (due) dell’economia e della finanza, e della produzione industriale, il procedimento dovrebbe essere questo: Tanzi fa il latte, il latte viene venduto, Tanzi incassa dei soldi, spende quei soldi per fare altro latte, vende l’altro latte e così via. Bè, può succedere che non tutto il latte prodotto venga venduto. Allora torno per un attimo il bambino che batteva i piedi per il cucciolone e chiedo: “quanti cazzo di cartoni di latte non sono riusciti a vendere per generare 3,5 miliardi di debiti?”.
È in quel momento che perfeziono la conoscenza della mia terza lezione di economia: non è necessario possedereuna liquidità associata a dei valori virtuali-non fisici per utilizzare quei valori, perché le banche fanno dei prestiti alle società, le società investono in titoli, i titoli generano azioni, le azioni perdono e acquistano valore in base a meccanismi che trascendono il volere persino di coloro che hanno creato i meccanismi stessi, in un turbine di labirinti truffaldini che si intricano sempre di più, fino a quando le mie cinque mila lire reali sono non servono più a un cazzo ed anche il cucciolone è diventato una s.p.a. ed il suo azionista di maggioranza si è sparato un colpo in testa perché aveva investito in titoli di stato albanesi.
che poi il bamboccio di sto disegno somiglia pure a com'ero da piccolo
Sono di nuovo un bambino. È di nuovo quella domenica sera, voglio di nuovo il cucciolone ma stavolta mio padre non cede ai miei capricci. Entro lo stesso nel bar; chiedo il cucciolone; il barista mi chiede i soldi; gli dico che non li ho; gli chiedo se posso remunerare la sua rinuncia al bene materiale con un valore monetario fittizio che genererà valore in futuro sulla base di scambi finanziari che si tengono in altri bar di tutto il mondo e gli propongo di assumere temporaneamente la proprietà della mia macchinina dei pompieri come ipoteca sulla restituzione del valore del cucciolone. Il barista mi risponde “E a chi cazzo la rivendo poi la macchinina dei pompieri? Niente soldi, niente cucciolone!”. Io rinuncio al cucciolone, il bar della piazza non fa crack.
E’ l’esperienza di un ritardato, eppure è così dannatamente semplice.
Quando sarò in punto di morte voglio che a prendersi cura di me sia una persona come Bill Lawrence: solo qualcuno come lui potrà assicurarmi una morte dignitosa.
È iniziata l’ottava e, a meno di autolesionistici ripensamenti, ultima serie di Scrubs. Non ti preoccupare Mad, questo post non contiene spoiler. Far morire dignitosamente una serie televisiva è estremamente difficile; i serial non sono poi molto diversi dagli esseri umani: quando nascono non sanno nemmeno stare in piedi sulle proprie gambe, crescono rapidamente (a meno che gli ascolti non li facciano fuori in tenera età), raggiungono un momento di massimo splendore nel quale sono vitali, utili e pienamente integrati nella società, e poi cominciano ad invecchiare rovinosamente, sbavandosi addosso, scoreggiando involontariamente, lamentandosi degli acciacchi e parlando a sproposito, tanto che l’unica cosa buona che hanno ancora da offrire sono i ricordi e le lezioni che hanno appreso in gioventù.
Bill Lawrence, un onesto lavoratore
J. J. Abrams, il pirla pettinato da pirla responsabile di cagate assolute come Cloverfield e Lost
Courtney Cox, sì, è Monica di Friends
Aziz e l’altro tipo di Human Giant che non ho idea di come si chiami
Nella vita di un serial il suo ideatore è Dio, non a caso viene indicato come “creator”: il serial vive di vita propria, si fa influenzare da mille cose intorno a sé, ma la mano dell’ideatore è l’unica che può stravolgerne l’esistenza in un attimo o porre fine ad essa.
Come dicevo, però, dare una morte dignitosa ad una serie non è facile. Ci sono casi, come ad esempio quello dei Simpson, in cui la serie viene tenuta in vita il più a lungo possibile, ormai allo stato vegetativo ma pur sempre onorata e riverita in virtù del suo glorioso passato, fino a quando qualcuno deciderà che è giunto il momento di staccare la spina ed al mondo intero scapperà una lacrimuccia. Ci sono invece casi in cui la morte naturale inizia ad avvicinarsi e gli sceneggiatori decidono di schiacciare un cuscino in faccia alla serie finchè non smette di respirare, così risparmiano il mucchio di soldi che sarebbero necessari per mantenerla negli ultimi anni di vita (sì, l’esempio è Friends!). In altri casi, la maggior parte dei casi per la verità, la senilità (spesso piuttosto prematura) ha ridotto talmente in declino la serie che ormai non è altro che una vecchia che si caga nei pannoloni e si nutre dalla ciotola del latte di uno dei 52 gatti con cui vive; gli sceneggiatori, allora, prendono una pistola e le ficcano un proiettile nel cervello per porre fine alle sue sofferenze interrompendola senza darle alcun finale (gli esempi sarebbero molti, praticamente quasi tutte le sit com). Infine a volte la serie è clinicamente morta già da tempo ma qualcuno si mette in testa di riesumarla e ne viene fuori uno zombie disgustoso (Streghe? Dr. House? Mmm, voglio un esempio mille volte peggiore: Settimo Cielo!).
Ma il buon Bill non è uno come tanti, non è né un fottuto nostalgico né uno spietato esecutore (e nemmeno una testa di cazzo che ha creato una moltitudine di pessime serie senza mai portarne a compimento nessuna fino ad approdare ad una serie che è essa stessa l’incompiutezza per antonomasia come J J Abrams), Bill sa il fatto suo.
La vecchiaia ha pesantemente acciaccato Scrubs per tutta la quinta e la sesta serie ed anche la settima è stata un pallido riflesso del passato, seppur con qualche bagliore di luce propria. Ma proprio nella settima Bill ha cominciato a mettere le basi di un funerale che a giudicare dalle prime puntante dell’ottava si preannuncia di tutto rispetto.
Intanto sono state chiamate facce nuove: una Courtney Cox che esce ancora a testa alta dalla lotta contro l’avanzare dell’età e quel cazzo di genio di Aziz Ansari, che è una delle tre menti malate che sta dietro Human Giant, probabilmente il programma più divertente degli anni 2000. In più meno forzature sulle scene demenziali ed uno humor più sottile, strettamente legato all’idea consolidata che il pubblico ha avuto modo di farsi sui personaggi negli ultimi 6 anni; il tutto senza rinunciare a qualche attimo di ben studiata serietà e riflessione (non come quella cazzo di voce narrante di Desperate Howswifes che dice solo puttanate).
In quanto a trama sarà difficile trovare un finale davvero inaspettato, ma confido nell’abilità del buon Bill per far sì che non si esaurisca tutto nello scontato ritorno insieme di Elliot e J.D., ma in fondo questo è del tutto secondario.
Fotografie di ignare madri di famiglia usate come richiamo sessuale per rovinare la vita dell’ex marito (fonte: corrieredellasera.it), scandali sulla legittimità della messa in rete di immagini contenenti madri che allattano i propri figli (fonte: corrieredellasera.it), ragazzi coinvolti in gruppi di neo-nazi grazie a slogan come “lavori utili per gli zingari: cavie nelle camere a gas” (fonte: corrieredellasera.it), casi come quello della madre che aveva dato in adozione il figlio alla nascita e, ritrovatolo tramite il sito in questione, ne è diventata amante, pur essendo sposata con altri figli dal successivo matrimonio (fonte: me l’ha raccontato Sir Tristan un giorno mentre discutevamo poggiati ad una ringhiera), e molto altro ancora:
FACEBOOK E’ UNA MINACCIA PER LA FAMIGLIA
questo papa crucco è troppo impegnato a bruciare omosessuali e scienziati che usano le cellule staminali per occuparsene, ma il precedente non avrebbe esitato ad affacciarsi al balcone e aprirci gli occhi su questa incresciosa verità.
Facebook è una scopasorelleria e se lo usi sei un fottizio. Facebook è uno strumento del demonio, un luogo peccaminoso ed incestuoso .
Pisciacontrovento riapre i battenti nel 2009. Non solo i battenti, riapriamo anche le porte girevoli, le porte scorrevoli, qualche finestra per far fuoriuscire questo tremendo tanfo di sudorazione mista a disprezzo e persino la porta del bagno; l’unica cosa che non riapriamo sono le rampe per disabili perché siamo fermamente contro l’abbattimento delle barriere architettoniche e contro i parcheggi riservati. E cosa c’è di meglio, per inaugurare il nuovo anno, di un piccolo sommario dei buoni propositi per la prossima stagione del blog più ignorato di wordpress? Probabilmente molte cose sarebbero meglio di questo, ma sinceramente sti cazzi!
I buoni propositi, dunque:
1. Liberare l’Italia dalla più grossa piaga che l’ha investita negli ultimi anni: il Tg com. Anche lo studio intenso e approfondito dei più reconditi meandri della psiche di quei coglioni che fanno i palinsesti non sarebbe in grado di spiegare la genesi del Tg com; non ha senso; non ha uno stramaledettissimo briciolo di senso. Notizie di nessuna rilevanza, esposte velocemente in modo sommario e pertanto fuorviante oltre che incompleto che non arricchiscono in alcun modo lo spettatore, semmai ne aumentano la predisposizione all’ulcera. Alla fine di un doppio giro di pubblicità, di un’edizione del Tg com, di un annuncio del Tg com che invita i pirla con la videocamera sul cellulare a mandare video barbosi, e di una edizione del meteo perfettamente inutile poiché riferita al giorno appena concluso, gli utenti di Mediaset possono finalmente guardare il secondo tempo del film in rotazione… peccato che ormai si siano dimenticati di quale film si trattasse e di che cazzo fosse successo nel primo tempo.
2. Spiegare la lezione ai comici italiani, a quel depravato rincoglionito del mio professore di storia dell’arte del liceo (sì, proprio tu, Alfredo Quaranta, testa di cazzo) e in generale a tutti i minorati mentali col senso dell’umorismo di un ciccio bello parlante che cercano di creare puerili doppi sensi in riferimento all’organo riproduttivo maschile: che sia chiaro una volta per tutte, porco Thor, IL PENE NON E’ UN MUSCOLO, è un organo. La prossima volta che volete usare un malcelato riferimento al vostro malfunzionante fallo, usate espressioni come “pisellino”, “tronchetto mozzo” o “ago nel pagliaio”, ma non dite “non mi serve la palestra, il muscolo che mi interessa è già sviluppato”. Non mi interessa se quelle oche cretine che frequentate ridono, la cosa non vi rende meno ignoranti, semmai vi rende più bugiardi.
3. Celebrare degnamente le Panatenee.
4. Sputare in faccia a J. J. Abrams, possibilmente con l’ausilio di molte persone e con una saliva ricca di catarro e brandelli di carne rimasti trai denti dopo il cenone di capodanno.
5. Cambiare questa grafica di merda del blog.
Altri buoni propositi per il momento non ne ho. Buon anno.
Non mi riferisco soltanto al grande riscontro pubblicitario che sta avendo Twilight: credetemi, è solo l’inizio. Hollywood è una gigantesca prostituta che di tanto in tanto cambia clientela ed ogni volta interpreta un nuovo ruolo per soddisfare le voglie di un pubblico mutevole; eppure la sensazione è che il finale sia sempre lo stesso: un facciale. Così, passato il tempo dei film epici, passato il tempo dei fantasy e passato il tempo dei fumetti, mentre ancora qualche povero stolto cerca di propinarci i feticci dei generi degli anni passati (roba disgustosa come l’ennesimo Harry Potter o l’ennesimo Spiderman o quei fantasy senza un cazzo di senso stile Narnia) e mentre gli intramontabili Gangsta Movie ricompaiono a sprazzi sui nostri teleschermi, un nuovo genere si fa strada, ed è anticipato dal trend dei vampiri.
Qual è esattamente questo nuovo genere? Che impatto avrà sulla carriera di Russel Crowe? Ci consentirà di vedere ancora scene di nudo di Angelina Jolie? Ci consentirà di vedere scene in cui Morgan Freeman muore soffrendo come una bestia? Ci darà delle risposte sul motivo per il quale quel ciccione scarso di John Travolta è famoso? Ci convincerà a smettere di scaricare i film ed andare al cinema?
Le risposte a queste domande le scopriremo col tempo, io posso solo anticipare: non lo so; spero devastante; spero con tutto il cuore di sì; oh buon Zeus speriamo di sì; non esistono risposte a questo dilemma; assolutamente no.
Se frequentassi una facoltà del cazzo inutile come Sociologia della comunicazione, adesso sarei intento a scrivere una tesi del tipo “NON MORTI: le caratteristiche dei vampiri nel mondo cinematografico da Dracula a Twilight”. Purtroppo però frequento una facoltà che ha un qualche significato all’interno della nostra società, per cui non posso occuparmi di questa delicata questione. Posso solo dire che secondo me i vampiri più credibili sono quelli di True Blood e Underworld ed aggiungere che ogni volta che poso la testa sul guanciale e le mie palpebre si abbassano lasciandomi cadere tra le braccia di Morfeo la prima cosa che sogno è sesso violento con Sarah Michelle Gellar ai tempi in cui aveva qualcosa come 20 anni e pesava qualcosa come altrettanti chili.
Non ho ancora avuto modo di vedere Twilight, ma ho già visto fioccare i commenti del tipo “bello, ma il libro era più bello”. Una sola osservazione: MA PORCACCIA DI QUELLA MALEDETTA ADDESCATRICE, un film è una cosa diversa da un libro, come cazzo è che non vi sta in testa? Non c’è nessun commento più irritante di “il libro era più bello del film”, a parte forse “che carinooooo” durante Madagascar quando esce quella specie di scoiattolino. Che poi, se vi interessa solo la storia, cosa cazzo andate a vedere i film tratti dai libri che avete già letto? Statevene a casa e noleggiate i film che ha fatto Nicolas Cage negli ultimi 3-4 anni, così la stitichezza vi passerà in un attimo e passerete la giornata sul cesso a leggere qualche altro libro del cazzo.