Non vorrei che fosse un azzardo, ma credo di poter affermare con contenuto rischio di smentite che la stagione delle grandi piogge si è conclusa ed ha lasciato spazio all’estate. Dopo 48 giorni in cui la pioggia si è presentata puntuale sui cieli della Black City senza mai prendersi un solo giorno ferie o di malattia (non so se sono davvero 48, non li ho contati, però ad usare cifre esatte chi legge non ha l’impressione che si tratti di una iperbole …. per Sir Tristan: un’iperbole è una esagerazione) oggi è arrivato il sole ed il gran caldo.
Il fatto di per se non fa assolutamente notizia perché interessa qualcosa meno di niente tanto a voi quanto a me, ragion per cui probabilmente domani sarà tema di dibattito su Studio Aperto. Il vero motivo per cui segnalo le mutate condizioni meteo della città nella quale lentamente logoro i giorni che mi separano dalla morte, è che in loro conseguenza sono mutate anche le condizioni della qualità della vita nella metropoli (non starò qui a disquisire con voi della legittimità dell’uso di questo termine).
Perché se arriva l’estate la conseguenza più rilevante non è che io inizio a morire di caldo in quella gabbia per criceti 5 metri per 5 che è la mia abitazione, ma che la natura si risveglia. Ecco cosa intendo per natura che si risveglia: le diciassettenni gambe lunghe, fianchi stretti, tette dure della città e del suo hinterland si infilano un paio di shorts bianchi, un top scollato, un paio di ballerine e qualche pinzillacchera di varia natura e si precipitano in centro a fare shopping.
E all’improvviso via Garibaldi si tinge dei colori del paradiso, via Roma suona la musica della pace dei sensi e tutti gli dei del cielo smettono di scommettere su quanti morti ci saranno domani in Medio Oriente e volgono lo sguardo sotto i portici di via Po per compiacersi di quel che hanno creato.
E se il clima di Milano è cambiato come il nostro non oso immaginare cosa ci sarà nei prossimi sabati in Duomo; non oso perché in questo momento scrivo da un’aula studio e mio nonno il giorno della mia prima comunione mi ha dato un solo importante insegnamento: eccitarsi in luoghi pubblici è maleducazione.
Io non lo so se davvero il diavolo veste Prada, ma gran parte delle migliori tentazioni che è riuscito a produrre hanno una borsa di Hello Kitty, e ben poche di Luis Vuitton.

Prima di tutto sapevo già! cosa significasse iperbole!!! **!
Seconda cosa, capisco benissimo il tuo stato d’animo!!!!
Minc***…Sir Tristan…..