Archivio per settembre 2008

30
set
08

Palindissesesto

Oggi avrei dovuto parlarvi di quanto non faccia ridere Zelig, e l’avrei fatto con grande entusiasmo e spirito di devozione verso la nobile arte di articolare un discorso complesso intorno al semplice concetto “se lo guarda mezza Italia, allora fa cagare”, ma purtroppo non potrò farlo. E non perché non credo che Zelig faccia cagare, sia ben chiaro, bensì perché quei geni in giacca e cravatta tormentati dall’avanzare della calvizie al punto tale da non rendersi conto della ripetuta, insistente e sfacciata infedeltà della moglie che fanno i palinsesti hanno combinato la solita cazzata.

Partiamo da un dato di fatto: gli italiani sono per lo più teste di cazzo. Quando sento parlare di distinzioni tra Nord e Sud, Est e Ovest, mi viene da ridere: non esistono due Italie, non ne esistono tre, né venti, esiste solo un certo numero di tipologie di italiani (circa uno per regione) e mi stanno tutti ugualmente sui coglioni. Data questa inderogabile premessa, io mi chiedo: che senso ha combattere per accaparrarsi quella fascia di italiani idioti che guardano l’Isola? Che senso ha? CHE CAZZO DI SENSO HA?

Zelig, per quanto non faccia ridere per il 98% del tempo, ha la capacità di far rimanere anche una persona sana di mente di fronte al televisore (se proprio non ha un cazzo da fare, ovviamente) in attesa che arrivi quel 2% di tempo che effettivamente ti strappa un sogghigno. Il resto del pubblico di Zelig è composto da gretto popolo ignorante ed anche un po’ maleodorante, ossia il pubblico che guarda l’Isola (che poi ha molte affinità con la gente che popola l’isola). Piazzando Zelig il lunedì cosa ottieni? Ottieni che il gretto popolo ignorante ed anche un po’ ritardato và in crisi perché non sa che guardare, così comincia a fare zapping e si perde la pubblicità, il che è un fallimento per l’emittente, mentre quella piccola percentuale di persone che hanno un numero di neuroni superiore a 2 che preferisce i telefilm americani alle boiate del cazzo che fanno in Italia guarderà Italia 1 e il giovedì, non essendoci Zelig ad aumentare la sua autostima per quanto il programma sia demenziale, spegnerà la tv. Risultato: doppio fallimento per le emittenti.

Ecco spiegato perché oggi non posso parlar male di Zelig: non l’ho visto. C’erano Grey’s Anatomy, Nip / Tuck e Californication su Italia 1 e, per quanto avessi già visto le puntate, meglio rivedere quelle che sorbirmi i deliranti sproloqui di idioti senza capelli intervallati da tormentoni che segnalano a chi guarda il momento in cui si dovrebbe ridere. E poi diciamo le cose come stanno: Vanessa Incontrada non è abbastanza gnocca da competere con le dottoresse del Seattle Grace, per di più è sempre troppo vestita.

Spero di avere occasione di guardare Zelig almeno una volta per poterne parlare male. Lo spero con tutto il cuore che non ho.

20
set
08

Southern Newly Weds part 3

NELLE PUNTATE PRECEDENTI DI SOUTHERN NEWLY WEDS

Lo sposo è uno smidollato senza prospettive e l’inizio del suo giorno delle nozze rispecchia la sua personalità: fa schifo.

La sposa è un cesso di donna che ha ottenuto il massimo del punteggio al “test di Pisciacontrovento per scoprire se sei una persona insopportabile” ma, essendo oggi il giorno del suo matrimonio, tutti intorno a lei fanno finta che non sia così e la riempiono di attenzioni.

.

PARTE 3 – LA CELEBRAZIONE

Abbiamo lasciato lo sposo all’ingresso della chiesa ad aspettare la sua dolce metà (che poi, fatta la proporzione di stazza, sarebbe più che altro la sua amara tre quarti). La sposa invece è in viaggio sulla lussuosa auto a noleggio addobbata di fiocchi bianchi e palloncini; tuttavia se la famiglia della sposa è sufficientemente radicata nell’ambiente rurale da ritenere che quanto più l’arrivo della promessa sposa è appariscente, tanto maggiore sarà l’ammirazione di amici e parenti, allora è molto probabile che l’auto lussuosa addobbata come un albero di Natale non sia sufficiente e si renda necessario un cambio a metà percorso: giù dall’auto per salire sulla carrozza con tanto di conducente curiosamente abbigliato. C’è un termine che esprime questo modo di mettersi in mostra con un eccessiva vistosità, si chiama “cafoneria” (in dialetto però usiamo termini come “yut” o “masser” o “ma trmind a chieda scandrtascet, a l’art di masser!”).

.

Finalmente la sposa giunge al luogo della celebrazione. Garbatamente il padre la aiuta a scendere dal veicolo, non perché il padre sia un tipo garbato, ma perché la teatralità dell’evento impone che si continui a farsi attendere il più possibile. E in effetti all’interno la chiesa è gremita di gente che ne ha le palle piene come cocomeri di aspettare e tutti sono intenti a sventagliarsi con mezzi di fortuna per trovare refrigerio, mentre fuori uno dei cavalli della carrozza piscia una secchiata d’acqua grossa come lo scarico del cesso di casa mia (se va bene, perché se va male il cavallo potrebbe avere altro da espellere!) ma purtroppo non è abbastanza vicino da colpire lo strascico dell’abito nuziale. Lo sposo ed il prete attendono l’arrivo della sposa, segue il tradizionale momento in cui lo sposo le solleva il velo e saluta con un bacio lei ed il suocero; segue il tradizionale momento in cui lo sposo si rende conto che sta per rovinarsi la vita e vorrebbe scappare o spararsi, ma lo shock ancora forte di aver visto l’orrida faccia della sua consorte lo ha rintontito e lo tiene in uno stato di rassegnazione mista ad inconsapevolezza.

.

La celebrazione si svolge serenamente: è un rituale che la nostra terra vive da secoli ed i ruoli ed i momenti che lo caratterizzano sono così rodati da ripetersi identici in ogni chiesa, in ogni messa, in ogni città. Certo, a volte qualcosa di particolare capita, tipo che lo sposo sia analfabeta e non sappia recitare le formule, o che la sposa inciampi sul vestito e cada, o addirittura che io veda uno degli invitati correre verso la sagrestia tenendosi una mano sul culo per poi scoprire che non solo ha cagato nel corridoio perché non ha trovato il bagno, ma che addirittura non era neppure un invitato, ma il più delle volte si tratta semplicemente di un susseguirsi di: pregheiere – letture – invocazioni – vangelo – solita predica del prete (ogni prete ha la sua predica preparata che recita identica ad ogni matrimonio) costernata di battute di spirito e di riferimenti allo Spirito – rito degli anelli – comunione – benedizione.

.

Il momento più significativo è il rito degli anelli. Il paggetto dovrebbe porgere il guanciale con gli anelli al prete, ma è troppo impegnato a scaccolarsi come se fosse un cow boy dell’Ottocento nella corsa all’oro, per cui il più delle volte il prete deve arrangiarsi. Anche quando il paggetto fa il suo dovere ho la sensazione che il suo ruolo nella celebrazione sia un po’ la metafora del ruolo dello sposo all’interno del matrimonio: entra in scena quando c’è da porgere cose di valore alla famiglia e poi se ne torna in disparte a subire le decisioni della sposa.

.

A questo punto gli sposi si trattengono sull’altare per alcune foto con i genitori e i testimoni, mentre tutti gli invitati si recano all’esterno e preparano l’artiglieria pesante. La tecnica di accogliere gli sposi all’uscita della chiesa si è infatti affinata nel corso degli anni; un tempo si trattava solo di gettare un po’ di riso in aria, poi sono giunti i palloncini ed i confetti, adesso si fanno scoppiare tubi di coriandoli e si liberano colombe nel cielo. Forse un domani ci saranno fuochi d’artificio, fontane danzanti, gare di paintball, esibizioni di pachidermi e giocolieri di strada. Chi lo sa, con la tendenza che ha la gente a diventare più idiota man mano che ci allontaniamo dal rinascimento, non lo escluderei.

.

Usciti fuori dal tunnel di lanci di riso e di coriandoli i due individui che poche ore prima rappresentavano due palle al piede distinte di questo universo, sono ora una unica grande palla al piede, che oltre ad essere più pesante irrita anche la pelle dove le catene toccano il ginocchio. Una mezzoretta di gente che porge loro gli auguri (composta per più dell’80% da persone come mia nonna, che col matrimonio non c’entrano un cazzo ma hanno come hobby farsi i cazzi degli altri) ed eccoli pronti per una vita insieme, o quanto meno a stare insieme per il tempo necessario ad arrivare ad odiarsi reciprocamente con tutta la forza che hanno in corpo.

.

Auguri!

15
set
08

Non tornate più a prenderli

Mentre Heroes, fedele all’idea di trattare di evoluzione, muta passando da “show mediocre” a “show ridicolo” prima di raggiungere lo stadio evolutivo finale e degenerare in “Lost”, i palinsesti autunnali si arricchiscono di nuovo letame che fertilizzerà i verdi prati della volgarità in cui brucano felici i caproni della mandria del telespettatore italiano medio. Ricomincia infatti stasera “L’isola dei famosi”.

Sincronizziamo gli orologi perché ci terrei che ci organizzassimo per liberare tutti insieme all’unisono un grande E CHI SE NE FREGA!

Diciamo le cose come stanno: i reality sono l’equivalente moderno della caccia alle streghe, ossia il motivo per il quale in futuro i posteri guarderanno a noi come ad un popolo di stupidi ignoranti zoticoni. Ogni volta che inizia un reality un pezzettino del genoma umano, in cui hanno sede le qualità intellettive che con un difficile ed estenuante processo evolutivo abbiamo conquistato, va in fumo. Se il progresso culturale di una società fosse Greenpeace, i reality sarebbero la petroliera che si spezza in due al largo del pacifico, prende fuoco, uccide tre balene, estingue una decina di specie di pesci e annienta due kilometri di barriera corallina; e tra tutti i reality l’isola dei famosi sarebbe il tipo che va sulla spiaggia imbrattata di petrolio in cui i volontari ambientalisti lavorano alacremente per salvare gli animali e si mette a svuotare centinaia di bombolette di lacca spry.

Mi è capitato di vedere qualche pubblicità del programma e, accecato dall’indignazione (e dalla diarrea che in questi giorni è tornata ad affliggermi) ho recepito solo due nomi tra tutti i perfetti sconosciuti che si ostinano a chiamare famosi: il primo è Massimo Ciavarro, degno esponente di una razza di imbecilli capitanata da Gerry Calà e Massimo Boldi, un attore la cui esistenza è rilevante solo per aver recitato in Sapore di mare 2 (uno dei film che mi fa vergognare di essere nato negli anni ottanta) e per essere stato citato da J Ax in Funkytarro (quel fattone pseudomettallaro stonato e senza senso del ritmo può essere incapace quanto volete, ma c’è da dire che è stato precursore della zarria 7 anni prima che diventasse di moda nell’hip-hop italiano) “tarro come Massimo Ciavarro”. Il secondo nome è Belen Rodriguez, una delle più grandi fighe che abbia mai fatto da complemento d’arredo alle scenografie dei programmi televisivi italiani; una ragazza che è talmente un clichè vivente che a sentire la sua biografia quasi non ci si crede: sudamericana, gnocca, diventa valletta in un programma tv in Italia, fa un calendario, si mette con un calciatore, partecipa ad un reality. God bless Belen Rodriguez!

Sono abbastanza rassegnato all’idea di star vivendo il momento intermedio tra la caduta del muro di Berlino ed il giorno in cui ci ridurremo tutti come in Idiocracy, ma mi ostino a sperare che questa barca di rifiuti organici alla deriva che è la nostra società possa ancora invertire la rotta, liberarsi del marciume e tornare sulla diritta via. Ma per farlo occorre dare un segnale forte di cambiamento: non basta che cambi il presidente degli USA, deve cambiare ciò che in modo più diretto influenza le nostre vite, deve cambiare la televisione; e quindi io dico: LASCIATELI Lì, NON TORNATE Più A PRENDERLI! E’ un sacrifico umano che possiamo sopportare per salvare il nostro futuro: nessuno ha bisogno di un Massimo Ciavarro e, certo, all’inizio sarà difficile convivere col rimorso di aver lasciato morire un dono del cielo come Belen, ma col tempo ce ne faremo una ragione e prima o poi anche Boriello, non più gravato dal difficile compito di dover essere all’altezza, ogni giorno, di scopare con una simile strafiga, tornerà a giocare bene, e anche il calcio italiano ci avrà guadagnato qualcosa.

Sarà solo il primo passo, poi dovremo continuare su questa strada, magari castrando o infibulando ogni singola persona che segue L’isola, ma il gesto di lasciare lì quei quattro deficienti sarà d’esempio per chi verrà dopo di noi.

Abbandonarne uno per educarne cento!

13
set
08

Geniale

Di questi tempi è l’unico video che mi soffermo a guardare (a parte 7 thing di Miley Cyrus, ovviamente).

Tutto sommato la censura (entro certi limiti) non impedisce la creatività, anzi, la aumenta; il che curiosamente era anche il senso dell’ultimo post di questo blog.

11
set
08

Misscusi, si può girare? Devo guardarle il culo

Non sto seguendo Miss Italia, ho smesso di seguire la trasmissione anni fa, quando hanno iniziato a farla durare una settimana ed hanno aumentato il tempo in cui far parlare le concorrenti. Tuttavia è difficile restare all’oscuro di ciò che accade sulla passerella di <posto in cui non sono mai stato e di cui non mi fotte un emerito piffero> poiché, anche nel giorno della commemorazione dell’evento più significativo del secolo che stiamo vivendo, giornali, pseudo-giornali, telegiornali e siti di raccolta delle più grosse balle della rete come libero.it non hanno nulla di meglio da fare che parlare del concorso di bellezza più barboso d’Italia.

Immancabili sono arrivate le polemiche: l’anno scorso i cumuli di sterco che critici e commentatori hanno al posto della materia grigia si sono arrovellati sulla questione del lato B, adesso invece il signor  Noccioliero Testadicazzo Liguri, ha addirittura parlato di Miss Italia come di “violenza verso le donne”.

«È una cosa schifosa, è il mercato del bestiame, povere ragazze… È roba da nazismo: siamo contro la prostituzione in strada e però non diciamo nulla contro quella televisiva. Io dico che Miss Italia è la più grossa violenza contro le donne, un esempio di inciviltà e lancerò una campagna contro tutto questo, sperando che qualche grande sponsor voglia appoggiare il mio progetto».

[Pausa]

[Mi sgranchisco le dita]

[Faccio un profondo respiro]

Maledetto figlio di una cagna in calore che permette a marinai ubriachi di stuprarla sulla banchina in gruppo in cambio di una banconota da 10€ e che dopo dà anche il resto, ma le pensi davvero le stronzate che dici o ti capita di guardarti mentre parli come se fossi un altro stile Tyler Durden?

Per chi non lo conoscesse Noccioliero Liguri è il tipico esempio di esimia testa di minchia che ha fatto i soldi senza nessun motivo razionale (come Ligabue, possa San Bartolomeo portarselo via ora, mentre scrivo). La sua

fama è dovuta principalmente al fatto che suo padre aveva una macchina fotografica in casa e, in secondo luogo, ad aver avuto la fortuna di farsi commissionare il lavoro più facile della storia dell’umanità: scattare foto di bambini di razze diverse vestiti malissimo e messi uno di fianco all’altro su uno sfondo bianco. Tradotto in atto pratico il suo impegno in questo lavoro consisteva nell’arrivare quando era già tutto pronto, mettere a fuoco (non necessariamente nel modo corretto), scattare e aggiungere sotto una scritta bianca su fondo verde “Maletton”, il tutto a cifre astronomiche e con un ritorno di immagine grosso come il Titanic nel sedere di un rachitico. Col passare del tempo, poi, è arrivata la fama, per cui ora il suo mestiere è firmare a proprio nome le belle foto di apprendisti sottopagati ed essere intervistato per dire puttanate.

Ora, caro Noccioliero, posso chiamarti Noccioliero? No? Ok, ti chiamerò Fessuraperespellerelefeci. Dicevo, caro Fessuraperespellerelefeci, facciamo che io domani mi sposo, nel giro di un paio di settimane torno dal viaggio di nozze e porto mia moglie nella nostra casa, la prima volta che mi fa scuocere la pasta le spacco una sedia sul cranio e la gonfio di pungi, e continuo a far questo tutte le settimane fino all’anno prossimo quando ricomincia Miss Italia, a quel punto la lego al divano, accendo su Raiuno e la costringo a guardare: dici che mi danno più anni di galera per la storia delle cinghiate o per quella di Miss Italia? Oppure sai che faccio, prendo 6 milioni di persone appartenenti ad una sola etnia, li porto in un campo di sterminio e li trasformo in saponette, ma prima li costringo a guardare Miss Italia; dici che le Nazioni Unite mi processano per la prima o per la seconda cosa?

Se davvero un grande sponsor dà dei soldi a sto stronzo per una campagna contro Miss Italia la faccio io la parte di Tyler Durden e faccio crollare il grattacielo dello sponsor. Una campagna contro cosa poi, contro ciò che c’è di più naturale ormai nella nostra società di oggi: una ragazza in costume in tv.

- «Le ragazze nei concorsi di bellezza sembrano tanti culatelli - ha detto -. Sfilano in mutande come a un mercato, è degradante. La bellezza è personalità e individualità».

No, pirla, la bellezza non è personalità ed individualità: la mia prof di Tecnologia ha personalità ed individualità ma è brutta come la morte che si è presa la malattia di Terri Schiavo. E poi non parlare di violenza sulle donne tu che hai fatto violenza ai miei occhi con foto come questa

ed al buongusto con foto come questa

Come se non bastasse altre sono le polemiche sviluppatesi intorno a Miss Italia quest’anno: molte persone che dovrebbero usufruire della pensione di invalidità per minorati mentali (dove per “pensione di invalidità per minorati mentali” intendo “morte assistita”), detti anche giornalisti, hanno sostenuto che le ragazze sono troppo magre.

CHE.CAZZO.VUOL.DIRE? E’ un concorso di bellezza, dovevano forse scegliere le ciccione con la cellulite e le maniglie dell’amore? Anzi, sapete una cosa, mi hanno convinto: voglio protestare anch’io perché le reginette di bellezza sono troppo magre. Ma non solo: voglio protestare anche perché i giocatori di pallavolo sono troppo alti, i pugili troppo muscolosi, i cantanti troppo intonati e i fruttivendoli hanno troppa frutta sul banco: è un insulto verso le donne. E’ tutto un grande insulto verso le donne. L’omino rosso o verde del semaforo è un insulto verso le donne, l’esperimento del Cern a Ginevra è un insulto vero le donne, il cappello in Chiesa è un insulto verso le donne, la nuova Panda è un insulto verso le donne, il protezionismo è un insulto verso le donne.

In questo immenso coro di insulti credo che nessuno noterà se dico ad alta voce “Noccioliero Liguri è una checca isterica a cui ieri è venuto il ciclo”!

P.S.:

Il lato B DEVE essere mostrato, fa parte della bellezza di una miss, anzi è un parametro fondamentale. L’unica cosa è che non bisogna porre la questione come “miss, potrebbe voltarsi per permetterci di valutare il suo lato B?” bensì come “shake your motherfucking ass, bitch”.

08
set
08

MTV VMAs 2k8

Si sono svolti questa notte, mentre l’Italia intera riposava felice appagata dalla retrocessione inflitta dalla FIA a quella testa di cazzo che deve solo ficcarsi un fallo gigante in bocca e stare zitto di Hamilton, gli MTV Video Music Awards 2008.
Lindsay in compagnia di questo cesso di cantante, tale Samantha Ronson (dovrebbe essere una donna)
Lindsay in compagnia di quel cesso della sua ragazza, tale Samantha Ronson (sì, pare che sia una donna)

Location di quest’anno gli studi della Paramount a Hollywood. Certo, la sala del main show non era quella spettacolare della Radio City Music Hall di NYC e, certo, l’arrivo al red carpet non è stato una figata quanto quello in yacht dell’edizione di Miami, ma devo dire che l’ambientazione hollywoodiana aveva il suo fascino, soprattutto per le esibizioni fuori dallo stage principale.

Rapido excursus delle annotazioni rilevanti della serata:

- Lindsay Lohan è tornata rossa! Grazie a Dio. Adesso il mondo ha di nuovo un senso e possiamo tornare a dormire sonni tranquilli.
- Il consulente d’immagine di Britney la sta pilotando verso il ritorno all’immagine di brava ragazza che l’ha resa famosa: ha vinto tre premi, non era ubriaca, non ha detto nulla di imbarazzante e non ha fatto altro che sorridere e ringraziare per tutta la serata. Adesso le manca solo tornare gnocca come ai tempi d’oro e la riavremo come nuova, anche se personalmente preferivo la nasty Brit che andava in giro per i locali a dire agli uomini “sniffami tra le tette” a questa marionetta telecomandata col doppio mento.
- I Tokio Hotel sono una banda di mocciosi stupidi e pure un po’ froci. In genere non amo calcare la mano su invettive che già in troppi hanno fatto prima di me, ma questi maledetti crucchi mi stanno tremendamente sul cazzo, sono vestiti per 2/4 come degli handicappati, per 1/4 come il giapponese rincoglionito del video “freestyler” dei Bomfunk mc’s e per 1/4 come una battona rumena o peggio come sua zia rom. I 4 frocetti si sono presentati su un monster truck invece che in limousine pensando di fare gli zarri, ma per fortuna c’era T-Pain a smontargli la testa giungendo al red carpet in sella ad un ELEFANTE!!! (T-Pain, per caso hai ascoltato badabum cha cha di Marracash?)
- Rihanna è apparsa sul palco con un look ed uno stile del tutto nuovi e con una circonferenza cosce prossima al metro e mezzo.
- Kid Rock è una checca e non capirò mai perché è diventato famoso.
- Pink aveva dello scotch sui capezzoli.
- T.I. ha spaccato come sempre.
- Le tette di plastica di Cristina Aguilera sono uscite indenni dalla tremenda devastazione che ha investito il suo corpo, un uragano chiamato non “Hanna” ma “gravidanza”. Nonostante i fianchi triplicati e i pantaloni attillatissimi che sembravano  dire “sì, questa è la mia vagina! Lo so, è enorme, pensate che la uso al posto della borsetta!”, la sua è stata la migliore performance.
- Kety Perry non è solo arrapante oltre i limiti di legge, è anche una svampita totale. Non so se ieri sera fosse ubriaca a livello o se invece è così di natura, ma in entrambi i casi in 30 secondi di parole sconnesse ha scalato la mia personale classifica delle donne dei miei sogni.
- ed ai vertici della classifica di cui sopra c’è anche Miley Cyrus, che ieri ha fatto la sua bella figura, almeno fino a quando non ha aperto bocca; sì perché questa ragazzina ha la voce di un cinquantenne fumatore, è impressionante. Comunque sia è un dettaglio trascurabile: Miley resterà un mio sogno erotico ricorrente di qui fino al giorno del suo diciottesimo compleanno.

Nel complesso sono stati dei VMA’s interessanti, ma senza particolari picchi di spettacolo. Il presentatore è un “chicazzol’havistomai” dall’accento britannico spiccatissimo ed insopportabile, abbastanza divertente devo dire, anche se il suo monologo di apertura è stato un po’ troppo politico; voglio dire: abbiamo capito che Bush è un idiota, e sì, noi tutti ci auguriamo che vinca Obama, però basta, ne abbiamo fin sopra i peli pubici di questa satira anti-repubblicana … finirà con l’essere controproducente.

Infine nessun commento sulla performance di chiusura di Kanye West: ero stanco e sono andato a dormire. 

Gallery:

03
set
08

Breve enciclopedia delle teste di cazzo, Rizzoli 2008

Operatore di call center = individuo parassitario frutto di un esperimento sociologico atto a dimostrare che un essere umano, per preservare la propria sopravvivenza, è disposto a perdere la dignità.

Nei primi anni ’90 esisteva, nell’ambiente dei sociologi e degli psicologi, un’accesa disputa sul fatto che l’istinto di sopravvivenza potesse o meno prevalere sulla volontà e sul buon senso delle persone. Un gruppo di sociologi, approfittando della crisi economica, creò la figura professionale dell’operatore di call center per dimostrare che in cambio di pochi spiccioli ed un tozzo di pane, gli individui sotto la soglia della povertà avrebbero messo da parte i loro diritti umani e si sarebbero ridotti ad essere (cito letteralmente la definizione data dalla UE) dei “rompicoglioni che fracassano le palle della brava gente a tutte le ore per propinare offerte di cui non frega un cazzo a nessuno o per condurre indagini della puttana di tua madre”. L’esperimento è sfuggito al controllo dei suoi creatori, la categoria degli operatori di call center si è accresciuta come un cancro che si nutre delle bestemmie della gente ed i sociologi in questione sono stati sterminati da una setta di cavalieri templari, oppure sono stati imprigionati e relegati nel più remoto angolo del pianeta dove soffriranno per sempre per tutto il male che hanno fatto all’umanità.

 

Vegetariano = bambino capriccioso.

Il vegetarianismo è una malattia di origine virale che si sviluppa nelle società benestanti in cui i bambini sono abituati ad avere tutto. Il virus si insidia nei vuoti del cervello, per questo attecchisce più facilmente sulle donne, date le più modeste dimensioni dell’encefalo e le più significative dimensioni dei buchi. Tuttavia nelle donne i danni provocati dal vegetarianismo non sono particolarmente gravi: si manifesta acidità, sindrome premestruale amplificata, malinconia e supponenza, ma in compenso il fisico tende a non subire il processo di deformazione detto “sindrome della culona”. Negli individui maschi invece il vegetarianismo comporta: sindrome del guardare tutti dall’alto verso il basso, depressione e paranoia, eiaculazione precoce, sterilità, comparsa di vagine su tutto il corpo e, nei casi più gravi, distacco spontaneo dei genitali.

 

Vegan o vegano = idiota che prova gusto nel complicarsi la vita.

Al contrario dei vegetariani, i vegan non sono affetti da una malattia virale, ma mentale. Costoro pensano che diventare insopportabili e complicarsi l’esistenza sia un gesto eroico di liberazione dalle catene del vivere moderno, per cui si convincono di avere il virus del vegetarianismo e lo amplificano con congetture prive di qualunque fondamento razionale. Un malato mentale vegano può in molti casi essere curato con una terapia di pestaggi e calci in culo fino a quando non rinsavisce. Nei casi più gravi l’individuo non guarirà neppure dopo sei mesi di terapia, in questo caso è consigliabile tagliargli la gola o sparargli ripetutamente al cuore.

 

No Global = stronzo ipocrita utopista.

Si tratta di persone estremamente pericolose perché annebbiate dalle proprie convinzioni in modo molto intenso, paragonabile al modo in cui il popolo tedesco era annebbiato dal nazismo. I No Global, come tutti i gruppi che non hanno identità ma esistono solo in opposizione a qualcosa, non hanno un vero obiettivo, vogliono solo rompere le palle, per cui non smetterebbero di esistere neppure se un giorno per assurdo il sistema della globalizzazione si dissolvesse: inizierebbero a rompere le palle a qualcun altro, forse i muratori. Per far rinsavire un no global può essere efficace accontentarlo: portatelo in un posto isolato, senza elettricità, senza supermercati, senza televisione e giornali, senza scarico del cesso e senza acqua corrente e ditegli che ora se la deve cavare da solo. Nella peggiore delle ipotesi la cosa gli piacerà e non guarirà, ma almeno resterà lì e ce lo saremo levati dai coglioni.

 

Donna obesa = creatura spregevole alla vista e insopportabile a tutti e 5 i sensi.

Alcune donne obese sono vittime di una corporatura ripugnante per cause congenite, costoro non hanno colpe poiché la responsabilità è dello stato che non capisce la necessità del controllo delle nascite, per cui vanno tollerate. Altre donne invece diventano obese perché non hanno rispetto per se stesse e si ostinano a mangiare fuori misura; per queste ultime propongo una legge che imponga loro quanto meno di non apparire in pubblico e di vivere costantemente coperte da abiti larghi stile maschera da fantasma che le rendano meno disgustose: se non hanno rispetto per se stesse che almeno ne abbiano per chi le sta intorno e potrebbe inavvertitamente guardarle!

 

Femminista = essere vivente che per alcune caratteristiche rientra nella categoria “donne” afflitto da disturbi psicologici e sociopatici dovuti ad un malsano rapporto con la propria vagina.

A parte la stupidità totale che ti porta ad avere l’opinione delle tue amiche cozze perché non ne hai una, le ragioni per le quali una donna smette di essere donna e diventa una femminista sono due: o non ha preso abbastanza cazzi in vita sua, oppure ne ha presi troppi e troppo malandati. Nel 70% dei casi si tratta della prima ipotesi, per questo motivo la maggior parte delle femministe sono dei cessi inguardabili. Il fenomeno è facilmente spiegabile con la parabola fiabesca della volpe e l’uva, ma non è tanto importante definire il fenomeno quanto estirparlo e debellarlo. Il femminismo è la causa principale della decadenza morale di questo secolo poiché ha sconvolto la struttura sociale sulla quale si basavano i valori ortodossi della tradizione. Chiunque abbia mai marciato per i diritti delle donne marcirà all’inferno fino al giorno del giudizio, poi verrà curata e tornerà a marcire per l’eternità.

01
set
08

Le appassionanti avventure di uno qualunque che fa una cosa qualsiasi

Mi sono accorto che ci sono innumerevoli lettori che chiedono a gran voce nuovi post, dove per “innumerevoli lettori” intendo “ingsp56″ e per “chiedono a gran voce nuovi post” intendo “mi ha chiesto casualmente e senza il minimo reale interesse da quanto non aggiornassi il blog”.

In realtà sono colto da un momento di profonda inoperosità, in tutte le cose, non riesco nemmeno a defecare come si deve in questi giorni… Inoltre non so di cosa scrivere.

Potrei mostrarmi perplesso e allo stesso tempo affascinato da chi individua un problema, boicotta la soluzione più semplice, poi prende in mano la situazione, propone sommariamente un’idea non risolutiva e oltremodo dannosa e infine, senza che sia stata effettivamente attuata nessuna misura, dichiara “ho salvato Alitalia”, ma sembrerei più antiberlusconiano di quanto non sia davvero.

Potrei consigliarvi di non perdere la messa in onda su italia 1 di Dexter, per poi dilungarmi su quanto faccia schifo l’agenzia di doppiaggi che ha curato la versione italiana e su quanto invece spacchi il trailer della terza stagione di un telefilm che non esito a definire “one of the main reason to own a television” (cit.); ma avrei poco su cui ironizzare.

Oppure potrei prendere una categoria qualunque, che so, le femministe ad esempio, e sfogare tutto la repulsione che provo nei suoi confronti, lanciandomi a briglia sciolta in paragrafi come “Secondo alcuni recenti studi, a nessuno frega un cazzo di ciò che pensano le femministe. Questi studi sono stati condotti da me su un campione di 1 individuo; essendo io quell’individuo, il campione comprendeva tutte le persone rilevanti, per cui lo studio è da ritenersi attendibile”. Potrei, ma è davvero così che voglio passare i venti minuti che mi separano dalla cena? No, direi di no.

Cosa scrivere dunque?

Uhm … ah ecco, ecco: prendiamo spunto dal titolo giacché ne esiste uno! No, aspetta, ci sono già le serie tv italiane che si occupano di questo; è meglio se non scrivo affatto, e sarebbe meglio se non lo facessero neanche gli sceneggiatori italiani.




Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.