NELLE PUNTATE PRECEDENTI DI SOUTHERN NEWLY WEDS
Lo sposo è uno smidollato senza prospettive e l’inizio del suo giorno delle nozze rispecchia la sua personalità: fa schifo.
La sposa è un cesso di donna che ha ottenuto il massimo del punteggio al “test di Pisciacontrovento per scoprire se sei una persona insopportabile” ma, essendo oggi il giorno del suo matrimonio, tutti intorno a lei fanno finta che non sia così e la riempiono di attenzioni.
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PARTE 3 – LA CELEBRAZIONE
Abbiamo lasciato lo sposo all’ingresso della chiesa ad aspettare la sua dolce metà (che poi, fatta la proporzione di stazza, sarebbe più che altro la sua amara tre quarti). La sposa invece è in viaggio sulla lussuosa auto a noleggio addobbata di fiocchi bianchi e palloncini; tuttavia se la famiglia della sposa è sufficientemente radicata nell’ambiente rurale da ritenere che quanto più l’arrivo della promessa sposa è appariscente, tanto maggiore sarà l’ammirazione di amici e parenti, allora è molto probabile che l’auto lussuosa addobbata come un albero di Natale non sia sufficiente e si renda necessario un cambio a metà percorso: giù dall’auto per salire sulla carrozza con tanto di conducente curiosamente abbigliato. C’è un termine che esprime questo modo di mettersi in mostra con un eccessiva vistosità, si chiama “cafoneria” (in dialetto però usiamo termini come “yut” o “masser” o “ma trmind a chieda scandrtascet, a l’art di masser!”).
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Finalmente la sposa giunge al luogo della celebrazione. Garbatamente il padre la aiuta a scendere dal veicolo, non perché il padre sia un tipo garbato, ma perché la teatralità dell’evento impone che si continui a farsi attendere il più possibile. E in effetti all’interno la chiesa è gremita di gente che ne ha le palle piene come cocomeri di aspettare e tutti sono intenti a sventagliarsi con mezzi di fortuna per trovare refrigerio, mentre fuori uno dei cavalli della carrozza piscia una secchiata d’acqua grossa come lo scarico del cesso di casa mia (se va bene, perché se va male il cavallo potrebbe avere altro da espellere!) ma purtroppo non è abbastanza vicino da colpire lo strascico dell’abito nuziale. Lo sposo ed il prete attendono l’arrivo della sposa, segue il tradizionale momento in cui lo sposo le solleva il velo e saluta con un bacio lei ed il suocero; segue il tradizionale momento in cui lo sposo si rende conto che sta per rovinarsi la vita e vorrebbe scappare o spararsi, ma lo shock ancora forte di aver visto l’orrida faccia della sua consorte lo ha rintontito e lo tiene in uno stato di rassegnazione mista ad inconsapevolezza.
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La celebrazione si svolge serenamente: è un rituale che la nostra terra vive da secoli ed i ruoli ed i momenti che lo caratterizzano sono così rodati da ripetersi identici in ogni chiesa, in ogni messa, in ogni città. Certo, a volte qualcosa di particolare capita, tipo che lo sposo sia analfabeta e non sappia recitare le formule, o che la sposa inciampi sul vestito e cada, o addirittura che io veda uno degli invitati correre verso la sagrestia tenendosi una mano sul culo per poi scoprire che non solo ha cagato nel corridoio perché non ha trovato il bagno, ma che addirittura non era neppure un invitato, ma il più delle volte si tratta semplicemente di un susseguirsi di: pregheiere – letture – invocazioni – vangelo – solita predica del prete (ogni prete ha la sua predica preparata che recita identica ad ogni matrimonio) costernata di battute di spirito e di riferimenti allo Spirito – rito degli anelli – comunione – benedizione.
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Il momento più significativo è il rito degli anelli. Il paggetto dovrebbe porgere il guanciale con gli anelli al prete, ma è troppo impegnato a scaccolarsi come se fosse un cow boy dell’Ottocento nella corsa all’oro, per cui il più delle volte il prete deve arrangiarsi. Anche quando il paggetto fa il suo dovere ho la sensazione che il suo ruolo nella celebrazione sia un po’ la metafora del ruolo dello sposo all’interno del matrimonio: entra in scena quando c’è da porgere cose di valore alla famiglia e poi se ne torna in disparte a subire le decisioni della sposa.
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A questo punto gli sposi si trattengono sull’altare per alcune foto con i genitori e i testimoni, mentre tutti gli invitati si recano all’esterno e preparano l’artiglieria pesante. La tecnica di accogliere gli sposi all’uscita della chiesa si è infatti affinata nel corso degli anni; un tempo si trattava solo di gettare un po’ di riso in aria, poi sono giunti i palloncini ed i confetti, adesso si fanno scoppiare tubi di coriandoli e si liberano colombe nel cielo. Forse un domani ci saranno fuochi d’artificio, fontane danzanti, gare di paintball, esibizioni di pachidermi e giocolieri di strada. Chi lo sa, con la tendenza che ha la gente a diventare più idiota man mano che ci allontaniamo dal rinascimento, non lo escluderei.
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Usciti fuori dal tunnel di lanci di riso e di coriandoli i due individui che poche ore prima rappresentavano due palle al piede distinte di questo universo, sono ora una unica grande palla al piede, che oltre ad essere più pesante irrita anche la pelle dove le catene toccano il ginocchio. Una mezzoretta di gente che porge loro gli auguri (composta per più dell’80% da persone come mia nonna, che col matrimonio non c’entrano un cazzo ma hanno come hobby farsi i cazzi degli altri) ed eccoli pronti per una vita insieme, o quanto meno a stare insieme per il tempo necessario ad arrivare ad odiarsi reciprocamente con tutta la forza che hanno in corpo.
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Auguri!



Esse-p al tuo matrimonio sono sicuro che ci saranno i fuochi d’artificio!!!!!!!
A proposito a quando le nozze ?
Quando convolerete a nozze tu(Sir Tristan) e Luigi….io ed esse-p chiameremo Putin… così testaremo, seduta stante, un missile che colpirà un obiettivo in Kamchatka..così sarà il matrimonio più figo di tutti…altro che fuochi di San Rocco!!!
Se mi sposo lo faccio a Las Vegas!