Sono bambino. Non saprei stimare quanti anni avessi perché a me i bambini sembrano tutti ritardati uguali, a prescindere dall’età. Sono in piazza, forse di domenica sera, con i miei genitori; i miei sono fermi a parlare all’infinito con qualche loro conoscente che di sicuro mi stava sul cazzo e che oggi, a distanza di un paio di decenni, non sanno più nemmeno se è vivo o morto. Da bravo rompicoglioni qual è ogni bambino degno di tale nome, inizio a lamentarmi perché voglio un gelato, il cucciolone (mangiavo sempre il cucciolone perché volevo verificare che durasse davvero 10 morsi, le barzellette mi sa che ancora non le sapevo leggere, ma anche se avessi saputo farlo non mi avrebbero fatto ridere comunque); dopo dieci minuti che batto i piedi per terra mio padre si decide a concedermelo, ma per la prima volta non va a prenderlo lui di persona, bensì mi mette in mano 5 mila lire, mi spiega con attenzione e ripetutamente (perché i bambini, lo ripeto, sono tutti ritardati) cosa devo fare, e mi manda a comprare il gelato. Lasciando perdere il fatto che ero così impegnato a ricordarmi del resto che mi sono dimenticato di prendere il gelato e sono dovuto tornare dentro il bar tra l’ilarità generale, quella è stata la prima volta che ho capito come funziona l’economia: si danno dei soldi ed in cambio si riceve un bene materiale.
Passa qualche tempo, sono sempre un bambino e pertanto, nonostante mi sia messo a leggere la divina commedia di mia iniziativa in versione originale in prima elementare, sono ancora un ritardato. Questa volta siamo all’estero, forse il primo viaggio fuori dall’Italia con la mia famiglia, forse progettavamo di abbandonare mia sorella perché non smetteva di piangere da 25 lunazioni, non lo so. Fatto sta che siamo all’estero e papà mi spiega che all’estero non ci sono le lire, ma altre monete, per cui bisogna fare il cambio, ma lui, per evitare il fastidio del cambio, ha portato pochi contanti e userà la carta di credito. Questo va contro tutte (una) le mie cognizioni di economia e finanza: come faremo a mangiare, dormire e comprare il cucciolone senza soldi? Dopo aver assommato i miei piagnistei a quelli di mia sorella per aver scoperto che in quel <qualunque cazzo di posto fossimo> il cucciolone non esiste, imparo una nuova lezione di economia: un capitale può essere versato a qualcuno in cambio di un servizio o di un bene materiale anche in forme diverse da quella fisica-monetaria, basta che la liquidità fisica-monetaria sia presente in una banca e possa essere associata a mezzi di pagamento virtuali-non fisici, come le carte di credito o gli assegni.

maglia del parma per la champions, vi rendete conto? la championes!
Passa ancora qualche tempo. Sono un ragazzino, quindi, come tutti i ragazzini (ma un po’ meno rispetto agli altri) sono ritardato quanto un bambino, ma in più ho i brufoli. Inizio ad interessarmi al calcio e decido che tifo per il Parma (perché per il Parma nonostante io sia del sud? Magari un giorno ve lo racconto, magari no). La mia squadra del cuore vanta tanti nomi di grandi giocatori, vince una coppa uefa, ne vince un’altra, gareggia con le grandi per vincere lo scudetto, ed io sono contento. Ho anche la maglietta di Crespo e quella di Thuram (ho detto meno ritardato degli altri, non ho detto che non lo ero per niente…).
È il 2003. Sono un adolescente, pertanto sono nella fase della mia vita in cui raggiungo l’apice dell’essere ritardati (questa volta in misura pari a tutti gli altri). Non capisco nulla di economia e finanza e mi sta bene così. Un giorno quel pirla con la cravatta che parla al TG1 dice che la Parmalat e Callisto Tanzi hanno fatto crack. Lì per lì capisco solo sommariamente cosa significa, ma nei mesi a seguire il Parma vende tutti i suoi migliori giocatori e continua ad essere coperto di debiti, mentre i cartoni del latte costano sempre meno ed io non sono più contento.
Rifletto.
In base alle mie conoscenze pregresse (due) dell’economia e della finanza, e della produzione industriale, il procedimento dovrebbe essere questo: Tanzi fa il latte, il latte viene venduto, Tanzi incassa dei soldi, spende quei soldi per fare altro latte, vende l’altro latte e così via. Bè, può succedere che non tutto il latte prodotto venga venduto. Allora torno per un attimo il bambino che batteva i piedi per il cucciolone e chiedo: “quanti cazzo di cartoni di latte non sono riusciti a vendere per generare 3,5 miliardi di debiti?”.
È in quel momento che perfeziono la conoscenza della mia terza lezione di economia: non è necessario possedere una liquidità associata a dei valori virtuali-non fisici per utilizzare quei valori, perché le banche fanno dei prestiti alle società, le società investono in titoli, i titoli generano azioni, le azioni perdono e acquistano valore in base a meccanismi che trascendono il volere persino di coloro che hanno creato i meccanismi stessi, in un turbine di labirinti truffaldini che si intricano sempre di più, fino a quando le mie cinque mila lire reali sono non servono più a un cazzo ed anche il cucciolone è diventato una s.p.a. ed il suo azionista di maggioranza si è sparato un colpo in testa perché aveva investito in titoli di stato albanesi.

che poi il bamboccio di sto disegno somiglia pure a com'ero da piccolo
Sono di nuovo un bambino. È di nuovo quella domenica sera, voglio di nuovo il cucciolone ma stavolta mio padre non cede ai miei capricci. Entro lo stesso nel bar; chiedo il cucciolone; il barista mi chiede i soldi; gli dico che non li ho; gli chiedo se posso remunerare la sua rinuncia al bene materiale con un valore monetario fittizio che genererà valore in futuro sulla base di scambi finanziari che si tengono in altri bar di tutto il mondo e gli propongo di assumere temporaneamente la proprietà della mia macchinina dei pompieri come ipoteca sulla restituzione del valore del cucciolone. Il barista mi risponde “E a chi cazzo la rivendo poi la macchinina dei pompieri? Niente soldi, niente cucciolone!”. Io rinuncio al cucciolone, il bar della piazza non fa crack.
E’ l’esperienza di un ritardato, eppure è così dannatamente semplice.

Il meglio
Freud… in confronto a te…è una nullità….