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Una donna di nome Elisa entra nel negozio “Alla fonte del ricambio di Farletti Giovanni”. Dopo un matrimonio di diciotto anni, una figlia adolescente ed un cane bastardo, un divorzio tutt’altro che pacifico ha lasciato Elisa con la figlia adolescente, il cane bastardo ed una casa, nient’altro; l’ex marito si è preso praticamente tutto il resto, ma solo di due cose Elisa sentiva la mancanza: l’LCD Sharp 42” e quelle teste di cazzo dei loro amici. È una storia delicata, quella degli amici; Elisa si è detta che avrebbero dovuto inserire la voce amici nel contratto prematrimoniale, del tipo che va frequentata una certa percentuale di amici di entrambi, che ne so, massimo 70 e 30%, in modo che dopo il divorzio uno si può riprendere almeno il suo 30%; e poi gli amici acquisiti durante il matrimonio andrebbero divisi fifty fifty. Invece per diciotto anni Elisa ha frequentato gli amici del suo ex marito, gli amici degli amici del suo ex marito e gli innumerevoli parenti diretti e indiretti del suo ex marito.
Passi per gli amici, ma Elisa non ha nessuna intenzione di rinunciare dall’oggi al domani a guardare Grey’s Anatomy sul suo LCD Sharp 42”. Cazzo, proprio no!
Nel negozio “Alla fonte del ricambio di Farletti Giovanni” lavorano tre persone. Giovanni, il proprietario, è un baffuto signore sulla cinquantina, celibe, che sfoga la frustrazione settimanale nella partita di calcetto del mercoledì ed ogni anno, a marzo, chiude il negozio per tre settimane e vola a Cuba a spendere a puttane tutto ciò che le sue finanze e le sue difficoltà erettili gli consentono.
Marta è la commessa del negozio ormai da dodici anni; quando ha cominciato era una ragazzina bassa, graziosa e vitale, aveva un fidanzato decente e diversi spasimanti, sognava di mettere da parte qualcosa per trasferirsi a Roma e aprire un giorno un salone di bellezza. Dopo dodici anni Marta è ancora bassa, ma gli aggettivi graziosa e vitale le si addicono meno che ad una caffettiera. Difficile stabilire quanto una caffettiera possa essere graziosa e vitale, ma sette anni fa, quando il fidanzato la mollò, usò proprio questo paragone: “Sei spenta, sei moscia, non abbiamo più niente in comune. E poi non hai nemmeno tette; a cosa serve una donna senza tette? Non sei una donna, sei una caffettiera”; la reazione di Marta fu tutta in qualche lacrima trattenuta e in un docile “Non andartene, ti prego!”. Ma lui se ne andò lo stesso e nel giro di pochi mesi lei cominciò ad andare a letto con Giovanni, nei limiti di ciò che le sue difficoltà erettili gli consentivano; la relazione è durata un annetto ed è stata la pala con la quale Marta ha cominciato a scavare dopo che già aveva toccato il fondo; adesso Marta ha rinunciato all’amore, al sesso, alle diete ed al salone di bellezza, pesa novanta chili, vive sola in un bilocale con cinque gatti di sei razze diverse.
Il terzo impiegato è Marco, il nipote di Giovanni. Marco non percepisce uno stipendio, lo zio gli paga una percentuale sugli elettrodomestici che riesce a vendere e sugli interventi a domicilio da antennista; tra la sua pessima, pessima attitudine al commercio, la sua aria da fattone e la sua convinzione di soffrire di vertigini, a fine mese ciò che glie ne viene in tasca è meno del necessario a coprire i debiti accumulati in trenta giorni col suo spacciatore.
“Il mio ex marito si è preso il mio LCD Sharp 42” perché dice che gli serve per guardare l’Inter. Io odio l’Inter, odio il calcio, odio il mio ex marito e voglio un televisore nuovo, identico a quello che avevo”
“Signora, con calma … Cosa ha detto che le serve? Un abbonamento Sky per guardare l’Inter?”. Purtroppo per Elisa, Marco si è appena fumato una canna con prolunga di fumo pachistano.
“Voglio che crepi l’Inter! No, voglio un televisore, un LCD Sharp 42” identico a quello che avevo”
“E che modello aveva?”
“Glie l’ho appena detto, un LCD Sharp”
“Quanti pollici?”
“42”
“Spiacente signora, qui trattiamo solo LG, Samsung e Panasonic; non abbiamo Sharp”
“E perché diavolo mi ha chiesto quanti pollici allora?”
“Quanti pollici di che?”
Elisa ci rinuncia ed esce dal negozio terribilmente indispettita, tanto che non si accorge dell’uomo che è fermo subito fuori e si imbatte in lui con una debole spallata; prosegue, non chiede scusa, non si gira neppure. Neanche l’uomo si gira a cercare le scuse della donna; è sovrappensiero.
“Adesso inizia il difficile” dice a se stesso Francesco, in piedi all’ingresso del negozio. A pensarci bene, in effetti, un conto è fingere di incontrare casualmente un vecchio amico, noto per sapere tutto di tutti in paese, ed estrapolargli, senza che neppure se ne accorga, il nome di qualcuno che ha contatti con uno spacciatore; ben altra cosa è il resto del piano. Tuttavia il prossimo passo non è affatto complicato, si tratta solo di procurarsi un altro nome, ma nella sua testa ci sono già tutti i passi successivi e di qui in poi, pensa, qualunque cosa potrebbe andare storta; non deve succedere.
La spallata della donna distrae Francesco dai pensieri nei quali si era assopito. Fa un respiro profondo ed entra nel negozio.

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