Francesco entra nel bar e ordina un cappuccino, poi si gira e saluta un conoscente, un certo Carlo, un tipo che nella vita fuma sigarette e dice di non credere nell’amore. Quelli che dicono di non credere nell’amore generalmente sono tizi che ci credevano eccome, anzi, ci credono ancora ma hanno sofferto per colpa sua talmente tanto che masticano rabbia e sputano rancore; quelli che davvero possono permettersi di decidere se credere nell’amore o meno sono quelli che non ne hanno mai avuto esperienza, gente che difficilmente ti dirà “io non ci credo”, il più delle volte scrolleranno le spalle e con un’espressione di indifferenza pronunceranno una frase fatta scarsamente azzeccata; tipo “donne e motori sono gioie e dolori”; roba del genere.
Carlo ricambia il saluto, finisce il suo caffè e si avvicina a Francesco, che intanto sta scuotendo la bustina dello zucchero perché questo è il suo passatempo preferito quando è in un bar e aspetta che gli facciano un cappuccino; una volta in Svizzera è entrato in un bar che aveva lo zucchero nelle zuccheriere, niente bustine; ha borbottato “putain de Suisse” ed è uscito senza ordinare nulla; si trovava nella Svizzera tedesca, comunque.
Allora Carlo da una pacca sulla spalla a Francesco e gli fa “Come va?”
Francesco sorride, porge la mano e gli risponde “Com’è?”
Nessuno dei due risponde alla domanda dell’altro. Quando chiedi come va, come stai, e via di scorrendo, in realtà non stai domandando nulla, al massimo ciò che davvero intendi è “ciao”.
Com’è? Come vuoi che sia!
“Quando sei tornato giù?” si sbilancia Carlo sperando di non sbagliare nel ricordare che Francesco vive a Bologna ormai da anni.
“L’altro ieri”
“Lavoro o famiglia?”
“Entrambi” risponde Francesco, pensando che la risposta più precisa richiederebbe che specificasse: “due appuntamenti d’affari ed un funerale”; poi sfila la Gazzetta dal tavolo di fianco senza chiederne il permesso, ricambia l’occhiataccia del tipo al quale l’ha sottratta e rianima la conversazione con quelle domande di due parole tipiche di due persone che un tempo si conoscevano ed ora non hanno un cazzo da spartire: “E Renato?”, “E Betty?”, “E Silvia?”.
“Mi ha mollato, Silvia. Sette anni insieme, poi una mattina si sveglia, si fa la doccia, si mette l’accappatoio e senza nemmeno lasciarmi il tempo di intingere il savoiardo nel caffè …”
“E’ così che fai colazione? Con un savoiardo nel caffè?”
“Sì, mi tira su. Dicevo che lei così, dal niente, mi dice che non mi ama più, si gira, si chiude in camera da letto e non ne esce fino a quando io non ho rinunciato a gridare e chiedere un perché. Ora non credo più nell’amore”
Francesco annuisce cercando di apparire dispiaciuto ma non compassionevole; non ci riesce ed a Carlo appare per nulla dispiaciuto e pieno di compassione. Quando Carlo gli chiede come vada la sua di vita sentimentale, Francesco scrolla le spalle e con un’espressione di indifferenza pronuncia una frase fatta scarsamente azzeccata.
Poi ricominciano le domande di due parole, fino a quando Carlo non racconta a Francesco la storia di Marco.
“Marco chi? Marco il carrozziere?” chiede Francesco.
“Che cazzo c’entra Marco il carrozziere? Che storia dovrei avere da raccontare su Marco il carrozziere?”
“La storia di quando la moglie lo ha finalmente cacciato di casa dopo essersi fatta schiavizzare e trattare da reietto per vent’anni. Lui ormai frequentava l’amante senza nemmeno nascondersi più di tanto; un giorno la moglie lo ha sentito che era sul balcone e parlava con lei, si scambiavano porcate e lui le diceva ‘dimmi che sono il tuo carrozziere’; al che dopo anni di silenziosa sottomissione lei ha dato di matto e gli ha spaccato un piatto di ceramica in testa”
“No, non Marco il carrozziere, Marco il fratello di Anna. Te li ricordi Marco e Anna?”
“Mi ricordo il sedere di Anna”
Per farla breve Marco è stato beccato dai poliziotti con uno 0,2 di erba in tasca. Succede così: una volante gli inchioda davanti prima che possa uscire da un incrocio e ne vengono fuori tre sbirri; uno blocca il traffico, l’altro rimane al volante, il terzo tira fuori Marco dalla sua auto, gli ha piega il braccio dietro la schiena e gli sbatte la faccia sul cofano, poi lo perquisisce, trova la roba e lo fa salire di forza sulla volante. Insomma, una scena degna dell’arresto di un capo mafioso siciliano. Peccato che Marco non è un capo mafioso siciliano, è uno che si è fatto beccare con uno 0,2 in tasca, per la seconda volta. La prima volta lo avevano preso fuori da un locale alla fine di un concerto; il commissario gli aveva chiesto “Ma scusa, eri appena uscito dal concerto, non potevi fumartela prima ‘sta canna?” e lui “Commissà, quella prima l’avevo già fumata, questa era per il ritorno sulla superstrada!”
Il bello di quando tre sbirri incazzati ti fermano come in una scena di un poliziesco americano e ti portano in commissariato per averti trovato 0,2 di erba in tasca è che, di fatto, dopo tutto sto casino non possono farti proprio un cazzo. Così stavolta il commissario aveva provato un mezzo interrogatorio, cavandone molti “non lo so” e qualche “se lo dice lei deve essere così”, poi i tre poliziotti avevano arrotondato a 0,4 sul verbale giusto per non fare la figura dei coglioni più del necessario e Marco se l’era cavata con un seconda segnalazione.
“E adesso dov’è?”
“Fa l’antennista. Non lavora un granché comunque: soffre di vertigini e si rifiuta di salire sui tetti”
Ancora quattro chiacchiere da bar, poi Francesco lascia il tavolo, saluta Carlo, paga per entrambi ed esce. Mentalmente depenna una voce dalla lista di nomi che gli servono per chiudere questa faccenda:
L’aggancio: Marco Ferletti.

Sto leggendo appassionatamente queste parti del tuo racconto, ho trovato una pecca :
continuo nella mia lettura e comunque complimenti !
” una volante gli inchioda davanti prima che possa uscire da un incrocio e ne vengono fuori tre sbirri; uno blocca il traffico, L’ALTRO RIMANE AL VOLANTE, il terzo tira fuori Marco dalla sua auto … ” gli sbirri non erano venuti fuori tutti e tre?
Beccato!
Ora che un mio errore è stato scoperto mi toccherà fare harakiri, addio.
Grazie dei complimenti e della segnalazione di incongruenza!