Joe era seduto ad un banale pranzo domenicale, di fronte al suo piatto ormai vuoto ed alle sue posate sporche; seduto lì, ai margini del tavolo ed ai margini della conversazione; come sempre, del resto. Ad un tratto avvertì la sua presenza, ruotò lo sguardo quel tanto che bastava per vederla e lei era lì, materializzata all’improvviso al suo fianco, seduta ad un posto libero che Joe non aveva neppure notato esserci; era lì, bellissima e mostruosa come il ritornello di quella canzone che Joe non riusciva a togliersi dalla testa da giorni; bellissima e mostruosa; come sempre, del resto.
- Cosa ci fai tu qui?
- Come cosa ci faccio? Questo è il mio posto.
- No, non lo è. Credevo di essermi liberato di te.
- Ahah, liberato di me … andiamo, non puoi mica “liberarti di me”. La verità è che ti sono mancata e non hai il coraggio di ammetterlo.
- Non mi sei mancata affatto.
- Farò finta di crederci se ti fa piacere.
- Si può sapere perché sei tornata? Non sarà per colpa di quella ragazza …
- “Quella ragazza”? Ma dai! Stai solo facendo un po’ lo stupido con una ragazzina che conosci da neanche due settimane e sembra che lei non abbia interesse. Non sai nulla di lei, non sai nemmeno quanto davvero ti piaccia. Non dare troppo peso a questa cosa, non è per così poco che mi sarei scomodata a tornare, non sono mica gelosa.
Piuttosto, cos’è questo mortorio? Chi è questa gente?
- Sono i miei familiari, lo sai benissimo.
- E quei due?
- Parenti della nonna, non ho capito bene in che modo sono siano imparentati; sinceramente non mi interessa. Dicono che li ho conosciuti, quando ero piccolo. Mah, a me sembrano dei perfetti estranei.
- E dicevi di essere cambiato, di aver capito l’importanza della famiglia e di esserti impegnato a darle più valore … Stronzate. Te ne frega meno che prima.
- Sono qui e sono contento di esserci. È questo il modo in cui do valore alla mia famiglia.
- Farò finta di credere anche a questo, sempre se ti fa piacere; resta il fatto che non ti è nemmeno passato per la testa di sforzarti di scambiare due chiacchiere con quel tipo.
- Lui! La sua voce. Non sarà mica per colpa sua che sei qui? C’è qualcosa che mi infastidisce nella sua voce, come se mi ricordasse qualcosa del mio passato. Magari mi ha rievocato inconsciamente un episodio della mia infanzia. È così? È per questo che sei venuta?
- Oggi sei veramente ridicolo. Adesso provi anche a psicanalizzarti da solo? Neppure ci credi nella psicanalisi!
- Credo in te. Devo capirne il perché.
- Smettila di cercare un motivo. Hai già avuto la ragione che volevi: sono qui perché questo è il mio posto. Punto.
- E allora perché eri sparita negli ultimi tempi?
- Ti sei concesso una vacanza, no? Beh me la sono concessa anch’io. E poi volevo vedere come te la saresti cavata senza di me. Non particolarmente bene, devo dire.
- Troverò il modo di sbarazzarmi di te, te lo assicuro.
- No, non lo troverai. Perché non c’è. Io ti completo, io ti definisco; non potresti vivere senza di me, e in fondo questo tu lo sai. Adesso me ne starò seduta qui in silenzio al tuo fianco, quando andrai via da qui ti seguirò come un ombra e ti abbraccerò stretto ogni volta che dentro di te sentirai il bisogno che io lo faccia. Sono qui per te, sono parte di te. Non ti abbandonerò mai.
La madre di Joe era nell’altra stanza a preparare il caffè. Entrata nella sala da pranzo si sedette di fronte a lui e lo vide assorto nei suoi pensieri, lo sguardo perso e le dita al volto che nervosamente si agitavano intorno alla sua barba; come sempre quando era sovrappensiero, del resto.
“Tutto ok? A cosa stai pensando?” gli chiese.
“Niente” rispose Joe. Gli parve che fosse la risposta migliore da dare, o comunque ritenne che sarebbe suonata molto meno assurda di “Stavo solo avendo una conversazione immaginaria con la mia Depressione, mamma. Tutto ok un cazzo”.

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