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“Questo ha la faccia di uno che ha una vita stabile; sicuramente ha un lavoro non male, una moglie, dei figli. Non va bene, porca miseria” pensa Francesco osservando l’uomo inquadrato nel mirino della sua Nikon D300.
E’ seduto al posto del conducente nell’auto di suo padre, parcheggiata alla distanza giusta per non farsi vedere da chi sta guardando; è il teleobiettivo professionale con il suo potentissimo zoom che gli permette questo, lo ha comprato una settimana fa.
Nonostante la professionalità assoluta con la quale sta pedinando Joker da due giorni, Francesco non è ancora riuscito a trovare il suo terzo nome. Da dove salti fuori questa professionalità è un mistero anche per lui, fatto sta che Joker non sembra essersi minimamente accorto di essere costantemente seguito dalla Citroen nera guidata da Francesco, e che questi ha già scattato molte foto di una decina di clienti di Joker. Il nome che cerca è quello di una persona sola, povera e possibilmente abbastanza malfidata. Certo, non si aspetta di trovare queste informazioni ed il nome della persona stampati sulla sua faccia, è per questo che scatta le foto e segna su un’agenda i luoghi e gli orari degli appuntamenti con Joker: quando avrà individuato dei soggetti potenzialmente adatti partirà da quel che ha per trovare maggiori informazioni su di loro. Il tutto potrebbe richiedere poche ore oppure giorni e giorni, Francesco lo sa, ma è convinto che troverà il nome giusto; inoltre molte delle facce che compaiono nel mirino della sua Nikon le conosce già, e questo semplifica notevolmente la prima scrematura.
Joker va a piedi lungo la strada che porta dal campo sportivo alle mura sud della vecchia fortificazione della città. Francesco lo segue a distanza, lo perde ad un incrocio, lo ritrova, si ferma quando lui si ferma ed incontra un altro cliente. Francesco prende subito la Nikon e inquadra.
“Niente da fare, questo è Mimmo il fruttivendolo!”
Mimmo il fruttivendolo non è decisamente la persona adatta. E’ un bonaccione, una persona semplice, uno che ha sempre fatto le cose così, alla buona, pensando a guadagnare il giusto per campare e mai qualcosa di più. Un giorno i carabinieri gli hanno fatto una multa perché sulle etichette (se di etichette si poteva parlare) dei suoi prodotti non era indicata la provenienza.
“E’ una legge in vigore ormai da più di un anno; fin’ora abbiamo chiuso un occhio ma è ora che lei si adegui alla normativa: domani vogliamo vedere la provenienza scritta sotto ogni prodotto” gli avevano detto.
Fu così che il giorno dopo sul pezzo di cartone strappato e infilato di traverso sulla cassetta dei pomodori sul camion di Mimmo i passanti potevano leggere: “Pomodori freschi, 2 € al kg. Provenienza: la campagna di mia suocera”.
Comunque Mimmo non solo ha una moglie e tre figli, ma a casa sua vivono anche la suocera e la cognata; inoltre non sarà di certo pieno di soldi, ma non è il tipo che si indebita fino al collo. Sicuramente, pensa Francesco, non è neppure un cliente fisso di Joker; avrà comprato un po’ d’erba giusto per fare serata in campagna con gli amici guardando la nazionale in TV. Decisamente non è il nome che Francesco sta cercando.
Joker se ne va, bisogna ricominciare il pedinamento.
Qualche minuto più tardi Joker entra in una viuzza del centro storico. Francesco parcheggia alla meno peggio e corre verso la stessa strada, sperando di non averne perso le tracce. Lo rivede una ventina di metri più in là quando si infila in un vicolo lastricato; é troppo vicino, meglio fermarsi. Si sfila la Nikon dal braccio e la impugna, posa l’occhio sul mirino e direziona l’obiettivo su Joker, che ora è fermo di fronte alla porta di un vecchio fabbricato ad un solo piano. Joker aspetta finché dalla porta viene fuori un uomo; Francesco fatica a vederne il volto mentre i due si parlano e si scambiano qualcosa, poi, un attimo prima di rientrare, l’uomo si gira verso Francesco, che finalmente riesce a vederlo.
“Walter Commero, cazzo, è perfetto!” pensa Francesco mentre mette via la macchina fotografica e torna di fretta sui suoi passi prima che Joker si accorga di qualcosa.
Walter è davvero perfetto. Viene da chiedersi come mai a Francesco non sia venuto in mente prima perché si tratta di un personaggio le cui vicende sono ben note in paese. I genitori di Walter possiedono una farmacia in centro e provengono da famiglie molto agiate; dopo aver concluso il liceo con una bocciatura ed un voto di maturità appena sufficiente, Walter si trasferì a Bari ed entrò a medicina copiando le risposte del test d’ingresso che in qualche modo il padre era riuscito a fargli arrivare sfruttando le sue conoscenze all’università. Dopo due anni di frequenza, però, Walter era fuori corso di due anni esatti, così il padre lo obbligò a tornare in paese e lavorare part-time nella farmacia, sperando che in questo modo sarebbe riuscito a tenerlo sotto controllo e farlo studiare. Il dottor Commero, però, non si era reso conto che i due anni nella grande città avevano fatto di suo figlio un cocainomane lavativo e anche vagamente esaurito; non se ne rese conto fino a quando, un autunno, non si verificò una strana ondata di gravidanze indesiderate tra i clienti della farmacia. Fu così che il dottor Commero scoprì che Walter, quando rimaneva qualche minuto da solo nel negozio, usava bucare i preservativi in vendita.
Walter smise di lavorare nella farmacia e a distanza di qualche tempo abbandonò definitivamente l’università e fu cacciato di casa.
“Adesso ti trovi un lavoro e impari a vivere da solo” gli aveva detto il padre, e lui, con la sua aria da imbecille, si era limitato a rispondere “ok”.
Fatto sta che a distanza di tre anni Walter è trentenne, disoccupato, cocainomane, solo, maleodorante e, a giudicare dalle volte in cui lo si vede in piazza parlare da solo, contare le mattonelle della pavimentazione e sbattere volontariamente la testa contro i pali della luce, pazzo.
“Devo andare a casa a prepararmi, domani inizia l’ultima fase del piano” dice a se stesso ad alta voce Francesco mentre rimette in moto la Citroen nera. Deve soltanto telefonare a Marco e chiedergli di passare da casa del padre dopodomani alle dieci per controllare l’antenna perché la tv non funziona di nuovo, dopo di che è il caso che si metta a letto e si riposi per bene perché domani sera dovrà prendere un treno per Bologna e da quel momento in poi il tempo per dormire scarseggerà.
Intanto dalla sua lista mentale può depennare anche la voce numero tre:
Il capro espiatorio: Walter Commero.

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