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Il quarto nome sulla lista c’è già, c’è stato sin dall’inizio:
La vittima: Ugo Marchi.
Alle sei del mattino l’auto di Francesco è ferma nel vicolo del centro storico in cui abita Walter e per arrivare fin lì ha dovuto ignorare almeno un paio di divieti d’accesso, ma sono le sei del mattino, i divieti d’accesso non contano davvero alle sei del mattino.
Francesco si infila i guanti. Forza la serratura della porta con un cacciavite ed entra. L’abitazione è un monolocale scarsamente arredato, il letto è diviso dalla zona giorno da una tenda. Francesco supera silenziosamente la tenda, mette un panno imbevuto di cloroformio davanti alla bocca di Walter che si agita per qualche secondo preso di sorpresa dall’aggressione, salvo poi addormentarsi sotto l’effetto del sonnifero. Usare il cloroformio è il solo vero rischio che Francesco non ha potuto evitare di correre: stando alla serie tv, Dexter Morgan avrebbe consigliato un’iniezione di M99 perché agisce più rapidamente e più a lungo e, soprattutto, non lascia tracce. Il cloroformio, invece, sarebbe probabilmente rintracciabile ad un esame di laboratorio, ma nel disegno di Francesco la polizia si troverà di fronte una scena così chiara che non dovrà condurre nessuna analisi di laboratorio. Inoltre, dove cazzo se la procura una iniezione di M99? E poi si tratta della polizia di un paesino nel cuore della Puglia, non siamo mica a CSI.
Walter ha perso conoscenza. Francesco mette a soqquadro la stanza, senza però fare troppo rumore, poi carica in spalla il corpo inerme di Walter e, dirigendosi verso la porta, lascia un biglietto sul tavolo, dopo di che esce e carica Walter nel bagagliaio. Sul biglietto c’è scritto, con caratteri ritagliati da fogli di giornale, “pagami quello che mi devi o la prossima volta ridurrò te come ho ridotto casa tua”.
Pochi minuti dopo l’auto di Francesco è parcheggiata nel garage del condominio del padre. Francesco porta Walter di sopra in ascensore, entra nella stanza di Ugo ed utilizza il sonnifero anche su di lui. E’ troppo presto per procedere: dovrà aspettare le nove e assicurarsi che nel frattempo nessuno dei due si svegli. Intanto ha tutto il tempo per svestire Walter e suo padre e mettere addosso al primo una tuta da lavoro ed un cappellino con scritto “servizi tv” ed al secondo una camicia ed un pantalone tra quelli che abitualmente indossa ogni mattina. Guarda l’orologio, sono le sette e venti. Si siede e aspetta.
Alle nove è davanti al portone d’ingresso del palazzo. Scorre i nomi sul citofono; quando arriva al nome Ceglia si ferma e suona: è il signor Giuseppe Ceglia, un anziano scorbutico e diffidente, di certo non aprirà.
“Chi è?”
“Salve, sono del servizio tv, sono qui per un controllo, mi potrebbe aprire? Devo dare un’occhiata alla sua antenna”
“Non mi hanno comunicato nulla. Si rivolga all’amministratore!”
Il signor Ceglia non apre.
Scorre ancora i nomi sul citofono e si ferma a Burenga. La signora Antonietta Burenga vive da sola con tre cani e nel corso degli ultimi tre anni è stata scippata, truffata (due volte) e derubata; ora finalmente sua figlia le ha insegnato a non fidarsi assolutamente di nessuno a meno che non si tratti di lei o di suo fratello; non aprirà.
“Chi è?”
“Salve, sono del servizio tv, sono qui per un controllo, mi potrebbe aprire? Devo dare un’occhiata alla sua antenna”
Click. La signora Burenga non apre.
Francesco apre il portone con la sua chiave, poi la spezza all’interno della serratura e torna nell’appartamento del padre.
I due corpi giacciono ancora lì addormentati. Prende quello di Ugo e lo posiziona nel salotto, gli punta la pistola al petto e spara. Ha fatto in modo che ci siano le impronte di Walter su quella pistola. Adesso posiziona il corpo di Walter, giusto di fronte a dov’era quello di Ugo prima del colpo, quindi ne sbatte violentemente la testa contro lo spigolo d’acciaio del tavolino del salotto. Aspetta giusto un paio di minuti e controlla il polso ad entrambi: non c’è battito, sono morti.
C’è sangue dappertutto, deve stare attento a non lasciare tracce con le scarpe mentre esce dall’appartamento lasciando la porta socchiusa.
Sono le nove e mezza e Francesco è di nuovo in auto diretto a Bologna.

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