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Quattro nomi sulla lista (8a parte)

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“Due appuntamenti d’affari ed un funerale”. Francesco è di ritorno dal funerale, quello di suo padre, ed è diretto al secondo appuntamento d’affari, quello con il notaio che formalizzerà il passaggio di proprietà dei beni del defunto.

Fingere cordoglio al funerale di Ugo è stata forse la parte più difficile di tutto il piano: al confronto il colloquio di ieri con la polizia è stato una passeggiata. I poliziotti avevano provato a contattarlo sin da mezzogiorno della mattina del decesso, dopo essere giunti sul luogo del delitto ed aver interrogato i vicini di casa di Ugo nonché la persona che aveva riportato la segnalazione al 113. Francesco non era in casa, non poteva esserci: era di ritorno da quella stessa scena del crimine e non sarebbe arrivato a Bologna prima delle quattro del pomeriggio; per questo aveva lasciato la segreteria telefonica di casa inserita ed aveva spento il cellulare. Alle cinque ha richiamato il comando di polizia al numero che gli era stato lasciato in un messaggio in segreteria e, quando l’agente dall’altra parte della cornetta gli ha riferito l’accaduto, ha risposto:

“Prenderò il primo treno diretto in Puglia stasera stessa. Sarò da voi domani mattina appena possibile”.

Così ieri mattina Francesco, ancora stordito dal quarto viaggio sull’asse nord-sud nell’arco di 36 ore, si è presentato al comando di polizia del paese alle dieci del mattino.

“Perché non ha risposto alle nostre chiamate e ci ha ricontattato solo nel pomeriggio?” è stata una delle domande del commissario.

“Ero appena tornato a Bologna dopo un viaggio in treno durante il quale non ho chiuso occhio. Prima di buttarmi sul letto ho spento il cellulare e inserito la segreteria al telefono di casa perché volevo dormire senza che nessuno mi disturbasse”

“A che ora è arrivato a Bologna?”

“Le sette del mattino”

Non si può dire che sia stato un interrogatorio, almeno non nel senso in cui lo si intende quando si pensa ad un indiziato agitato messo sotto torchio da uno sbirro con la pistola nella fondina ben in vista che gli punta una lampada in faccia. Francesco non era sospettato di nulla, la polizia aveva solo bisogno di confermare alcuni particolari di un caso che sembrava già chiuso.

Un quarto d’ora dopo che era uscito dalla stanza dicendogli di aspettare lì, il commissario è tornato.

“Abbiamo controllato la sua deposizione e tutto coincide con le informazioni che avevamo raccolto. Pensiamo di avere un quadro completo di quello che è accaduto e se vuole penso sia giusto che sappia come è morto suo padre… Altrimenti è libero di andare”

“No, la prego, mi dice cosa è successo. Che ci faceva quell’uomo in casa di mio padre?” ha risposto Francesco con una finta aria di dolore che gli è riuscita piuttosto bene.

“Beh, ecco, è una storia piuttosto singolare e suo padre è stato davvero sfortunato. L’assassino si chiamava Walter Commero, era un ragazzo di ventinove anni, tossicodipendente, già noto alla polizia per possesso di stupefacenti ed altri crimini minori. Era molto in debito con il suo spacciatore: nella sua abitazione abbiamo trovato la stanza sottosopra ed un biglietto anonimo di minaccia; lo spacciatore voleva i suoi soldi e Walter è andato nel panico. Aveva una pistola, non sappiamo dove l’abbia presa, fatto sta che si è travestito alla buona ed ha improvvisato una di quelle rapine di cui si sente ogni tanto alle Iene o a Striscia: citofonava alle abitazioni dicendo di essere del servizio tv e di dover controllare l’antenna, per poi minacciare il malcapitato con la pistola e derubarlo. Deve essere andato al condominio di suo padre sapendo che la maggior parte degli inquilini sono anziani. Aveva già provato a citofonare ad altri nel palazzo, ma non si sono fidati, suo padre invece si è lasciato trarre in inganno perché per pura coincidenza…”

“Oh mio dio, lui stava aspettando l’antennista ieri mattina!”

“Esatto. Infatti è stato il vero antennista, Marco Ferletti, il primo sulla scena del delitto. Ha bussato al citofono di suo padre ma nessuno rispondeva; il portone però era aperto perché nella serratura c’era la chiave di qualcuno che si era spezzata. Il signor Ferletti è entrato, è salito al secondo piano ed ha visto la porta dell’appartamento parzialmente aperta, l’ha spinta ed ha visto i corpi sul pavimento ed il sangue, così ha chiamato la polizia”

“Conosco Marco. Ero stato io a chiedergli di passare…” Francesco si era portato le mani al volto e fingeva addirittura qualche lacrima.

“Doveva passare alle dieci; quando Commero è arrivato suo padre deve aver pensato che fosse in anticipo. Secondo la nostra ricostruzione Commero teneva la pistola puntata al petto di suo padre mentre gli diceva di prendere tutti i soldi che aveva in casa; suo padre ha avuto un attimo di panico ed ha spinto Commero per provare a scappare. Nella caduta Commero ha urtato violentemente la testa contro un mobile ed è morto poco dopo per emorragia ma prima di cadere gli è partito un colpo che ha centrato suo padre nel cuore e gli è stato fatale. Mi dispiace molto, signor Marchi”

“Se fossi partito un giorno dopo sarei stato lì in quel momento e tutto questo non sarebbe successo”. La disperazione di Francesco era davvero convincente.

Adesso Francesco è nell’ufficio notarile. Il notaio si è allontanato per prendere dei documenti e lui fa fatica a trattenere una grossa risata. Nella sua testa sta ripassando mentalmente questi ultimi giorni: il piano, la lista, il pedinamento, le farse, la faccia tosta di mentire di fronte alla polizia e di fronte ai parenti che gli offrivano le condoglianze; è filato tutto liscio, il piano è stato perfetto, lui è stato perfetto. In questo momento prova un senso di soddisfazione assoluta, certamente più grande di quella che proverà quando firmando qualche foglio, tra pochi minuti, diventerà proprietario dell’appartamento di suo padre e del suo seppur misero conto in banca; forse più grande persino di quella che proverà quando tra qualche giorno l’agenzia accrediterà sul suo conto corrente il grosso del bottino ossia il premio dell’assicurazione sulla vita di Ugo, quasi un milione di euro! Una tale soddisfazione richiede una grossa risata liberatoria, ma non è ancora il momento. Ora bisogna chiudere con le scartoffie burocratiche e lasciare per sempre questo maledetto paese di provincia nel sud dell’Italia che gli ha portato solo dolore per tutta la vita. Qualche firma e in questo fottuto posto non ci metterà mai più piede.

Il notaio torna alla scrivania. Si siede e porge a Francesco una busta da lettera.

“Qui dentro c’è tutto quello che le spetta”


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