26
giu
10

Una vuvuzela nel culo

Ma cosa cazzo ha la gente nel cervello?

Cosa cazzo gli passa per la testa?

Provo ad immedesimarmi.

Sono un cazzone qualunque di mezza età, vivo in un qualunque Paese più o meno civilizzato e ad un certo punto della mia tipica giornata di merda mi viene voglia di programmare le mie vacanze. Qualche ora di infruttuosa ricerca su internet fino a quando, a un bel momento, mi si accende una lampadina nel cervello (n.d.r.: è una lampadina a incandescenza da 50 W, quindi è praticamente illegale, ergo il tuo cervello merita la galera!): siamo nel 2010, quest’anno ci sono i mondiali di calcio! Yu-uh!

Allora mi precipito sui siti internet delle maggiori compagnie aeree, su quelli delle agenzie di viaggio, faccio telefonate, digito codici di carte di credito, finché, all’esiguo costo di 55 ore della mia esistenza e l’equivalente di due anni di rate del mutuo sulla mia casa, ho finalmente prenotato per me e per la mia famiglia un soggiorno di tre settimane in Sud Africa per giugno 2010! Yu-uh!

A questo punto non faccio altro che parlare del viaggio che farò. Trituro le palle a chiunque mi conosca a tal punto che anche chi mi sta intorno ha la stessa mia impazienza per l’inizio dei mondiali, ma per un motivo diverso: vogliono che mi tolga dalle palle.

Ci siamo. E’ il 9 giugno. Solo 26 ore di aereo, 8 di taxi e bus vari, 10 di attese e 8000 km mi separano dal Sud Africa.

Eccomi, sono qui, in uno stadio nuovo di zecca, in mezzo ad altri 60 mila esaltati.

Stanno per battere il calcio di inizio della partita, ci siamo quasi! Cosa posso fare per far sentire la mia presenza al mondo in questo momento così essenziale della mia inutile esistenza?

Ho viaggiato per giorni come se fossi un clandestino in cerca della terra promessa.

Ho speso un capitale per una vacanza in un posto in culo al mondo che altrimenti non avrei mai visitato.

Ho cancellato dalla mia agenda un mese di potenziali impegni di lavoro e fonti di guadagno.

Ho scambiato l’estate boreale per un secondo inverno, ed io odio l’inverno.

Ho trascinato la mia famiglia in capo al mondo sopportando per giorni le legittime lamentele di due bambini che giustamente risentono di un tale stress.

Ho pagato 2000 € quattro biglietti per la partita inaugurale in ultima fila.

Mi sono vestito come un transessuale con i colori della mia nazionale.

E dopo tutto questo inferno qual è la cosa più sensata che mi viene in mente di fare?

SOFFIARE TUTTA LA STRAMALEDETTA PARTITA DENTRO A UNA CAZZO DI TROMBETTA DI PLASTICA DI MERDA E ROMPERE I COGLIONI AL MONDO INTERO.

Che cazzo hai nel cervello? Porca puttana!

17
giu
08

Nastrine Azzurre

I dirigenti della Mulino Bianco sono furiosi.

Era pronto un contratto milionario, pubblicità a go go con la musica del Gladiatore e Marco Van Basten immerso nei campi di grano, la produzione era come già avviata…. e invece no: l’Olanda blocca tutto e si rifiuta di fare i biscotti.

Era un’occasione ghiotta di lauti guadagni sia per i giocatori che per la ditta di dolciumi. L’accordo economico era stato raggiunto su una cifra piuttosto alta visto che c’è stata un’asta al rialzo tra la Mulino Bianco e la Kinder & Ferrero; alla fine aveva vinto la soluzione più ovvia, visto che si trattava di olandesi e mulini… Le idee erano due: o i nuovi biscotti “zoccoletti Van Basten” oppure i “tarallucci Orange”, addirittura da Amsterdam qualcuno aveva proposto una linea di biscotti arancioni con aggiunta di marjuana. Ma niente da fare, ha vinto la voglia di prendere a calci in culo quegli zingari dei rumeni, che è un sentimento che unisce un po’ tutta l’Europa aldilà dei nazionalismi e del diffuso sentimento anti-italiano che investe tutto il vecchio continente.

Aldilà della pessima ironia sul tema biscotto, voglio esprimere la mia ovvia felicità per il passaggio di turno degli azzurri, ma ancor di più la 1000 volte più grande gioia per aver mandato “a la maison” quei finocchi dei francesi e quel sorcio con i sopracciglioni del loro ct. In occasioni come queste tutti noi, anche quelli di noi che come me non bevono birra di merda e quindi non sempre sentono che “c’è più gusto ad essere italiani”, ci stringiamo nell’amore per il nostro paese. E vorrei dirlo anch’io: che si può convivere con tutto ciò che di questo paese fa schifo (quasi tutto), che nonostante tutto sono italiano e questa e casa mia e la amo… Vorrei dirlo appunto, ma non posso, perchè c’è una cosa che non posso perdonare a questa nazione: NON C’E’ IL KENTUCKY, porco Zeus!

P.S.:
visti gli sviluppi della vicenda la Mulino Bianco vuole riscattarsi combinando un altro accordo, questa volta con la nazionale italiana e con quella specie di olio per vetture che è la birra che sponsorizza Valentino Rossi: nasceranno le Nastrine Azzurre, merendine (è vietato usare francesismi su questo blog quindi non dite br****es) con colorante celeste e lieve contenuto alcoolico (nonchè sapore di pessima birra).

13
mag
08

D’Antoni Knows Best

 

 C’è chi ama la routine e odia le sorprese, e c’è chi alla monotonia preferisce l’imprevedibilità. Un po’ tutti però siamo confortati dalla sicurezza che alcune cose non cambieranno, abbiamo bisogno di alcune certezze, di alcuni punti fissi insomma, come il fatto che domani in mensa mangerò timballo di avanzi e stufato di “che schifo”, o che anche questo mese Keeley Hazell troverà un modo originale per mostrare la passera a tutto il Regno Unito, o che a Natale un carnaio di minorati mentali si sbellicherà dalle risate andando al cinema a guardare il film dei Vanzina. Non è necessario che siano convinzioni che ci rendono felici come in questo caso, ma sono dei punti di riferimento a cui non vogliamo rinunciare.

Mike D’Antoni, ex allenatore dei Phoenix Suns, firmando il contratto da nuovo head coach dei New York Knicks ha messo in crisi due delle certezze che tenevano in equilibrio la serenità della mia esistenza:

1. la certezza che l’anno prossimo i Knicks mi avrebbero di nuovo fatto venire l’ulcera a suon di prestazioni da “a lavorare, andate a lavorare, a lavorareee”,

2. la certezza che Dan Peterson non avrebbe MAI azzeccato un solo pronostico di mercato.

Ma a volte l’inaspettato succede veramente, capita così che io assista ad una performance dal vivo dei Righeira alla Fiera del Libro, o che si verifichi una previsione di Dan Peterson, e in tal caso le certezze ti crollano addosso, il futuro diventa un punto interrogativo e ti addormenti con il suono delle tue urla che cercano di sovrastare il ritornello di “no tiengo dinero” che ancora ti rimbomba nella testa.

Se mi concedete una piccola parentesi vorrei rivolgermi a Dan Peterson: Dan, ok, può darsi che io abbia una gigantografia di Lindsey Lohan in Mean Girl in camera, e forse di tanto in tanto mi abbasso i pantaloni guardando Zoey 101, ma fino a quando non smetti di chiamare la squadra di basket di New York “Knickerbockers”, quello strano sei tu!

Tornando a Mike D’Antoni non so cosa aspettarmi: il tipo sa il fatto suo, ma con i Knicks non si può mai sapere in che modo riusciranno a rovinare la stagione. Intanto ho due certezze in meno e la cosa mi disturba non poco, credo che andrò a farmi rincuorare da un bancario di Uni Credit, magari oltre a rimediare un “posso contarci?” “può contarci!” riesco anche ad ignorare una celebrità.

P.S.: se Dan non smette di dire “Knickerbockers” credo che saremo costretti ad adeguarci e la nazione intera dovrà iniziare a parlare del derby d’Italia come della sfida tra “Internazionale Milano” e “Juventus Taurinorum”, che dite?

Esse-P




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