Archivio per la categoria 'Le rubriche che vorresti non aver letto (Rubriche)'

26
mag
10

Contatti umani – Mela C, mela A, mela Z…

- Buongiorno, mi dica.

- Salve, ho un problema con l’i pod, non riesco a scattare le foto.

- L’i pod non scatta foto.

- Eh, me ne sono accorto, ma non trovo nemmeno l’applicazione per farglielo fare.

- Non c’è un’applicazione.

- Come non c’è un’applicazione?

- Non c’è. L’i pod non scatta foto, l’i phone scatta le foto. Sa, ormai ci occupiamo quasi esclusivamente di i phon, l’i pod è rimasto in commercio ma è più che altro un contentino per gli straccioni.

- No, ma guardi, questo è dell’ultimo tipo, ha la videocamera.

- La videocamera è per il video.

- Che cazzo c’entra, anche il cesso è per gli stronzi, ma non è che a casa ho il cesso per le feci e l’orinatoio per le urine!

- I bagni pubblici hanno sia il water che l’orinatoio.

- …

- …

- Senta, lasciamo perdere. Piuttosto, ho un altro dubbio.

- Mi dica.

- Su un computer Macintosh…

- Portatile o fisso?

- Boh, diciamo portatile.

- MacBook, MacBook Pro o MacBook Pro Air?

- Perché, cosa cambia?

- Il prezzo.

- Non lo so, sto ipotizzando, non ho ancora deciso se comprarlo o meno.

- Non posso aiutarla se non mi specifica di quale prodotto stiamo parlando.

- Vabbè, facciamo MacBook, normale.

- Sì.

- Ecco, mi hanno detto che questi programmi che io uso non potrei trovarli in versione compatibile per Mac.

- …

- Riesce a leggere?

- Sono un commesso Apple Store, certo che riesco a leggere la sua pessima scrittura. Anche se non sono più abituato a supporti che non siano touch screen.

- E la mazza dal culo glie la estraggono in settimana o è un gadget in dotazione?

- …

- …

- No, questi programmi non sono disponibili per Mac.

- E volendo installarli come dovrei fare?

- Fare una partizione del computer e installare un sistema operativo Windows.

- Che non è incluso nel prezzo del portatile …

- Ovvio che no.

- E con la partizione le prestazioni del computer ne risentirebbero?

- Sì, i prodotti Apple patiscono molto il doversi adattare a prodotti che non siano Apple. D’altronde solo un rozzo come lei potrebbe pensare di installare un sistema operativo Windows su un Mac!

- Com’è la filosofia del vostro boss?

- Chi?

- L’esaltato di cinquant’anni che si crede un ragazzino.

- Il signor Steve Job dice sempre che “less is more”.

(… mela Z, mela O!)

19
mag
10

Contatti umani – Political

- Scusa, scusa.

- Io?

- Sì, tu, posso parlarti un minuto?

- Guarda, vado di fretta ed è già una giornata nera …

- Soltanto un minuto, davvero.

- Eh …

- Ciao, mi chiamo Marco, tu sei?

- Uno che va di fretta.

- Ho capito, ascolta: siamo della “lotta rossa per un mondo più verde” e …

- … e a me stanno diventando le mani blu dal freddo! Dammi sto cazzo di volantino e lasciami andare via.

- No ma ti devo spiegare una cosa, è importante.

- Non vedo l’ora.

- Dicevo, siamo della “lotta rossa per un mondo più verde” …

- Ridaje

- … e molti di noi, tra cui anch’io, sono iscritti alla facoltà di scienze della comunicazione.

- Con quella faccia?

- Perché?

- Con quei pantaloni?

- Perché, che c’entrano i miei pantaloni?

- Niente, niente, vai avanti che se passa il tram giallo sulla linea del 9 e lo perdo per colpa tua ti comunico quanto sono incazzato a suon di vaffanculo!

- …

- E sbrigati!

- Vabbè, dicevo, aspetta, dov’ero rimasto?

- Al fatto che studi scienze della comunicazione.

- Ah, sì, giusto, ehm, uh, vero … Allora, come di certo saprai, c’è una riforma che il governo sta promuovendo e la nostra facoltà ha deciso di sospendere molti dei nostri corsi di laurea. Stiamo raccogliendo delle firme per impedirlo, quindi se tu vorresti firmarla …

- Volessi!

- Quindi firmi! Ti do il foglio.

- No, no, non darmi nessun cazzo di foglio. Senti, fanculo il tram, adesso mi spieghi cosa ve ne fate voi accattoni di queste cazzo di firme.

- Beh, sono il nostro mezzo per difendere i nostri diritti di fronte allo stato oppressore!

- Quanti anni sono che studi scienze della comunicazione?

- 6.

- E secondo gli esami dati a che anno sei?

- Sto finendo il terzo.

- E quanto paghi di tasse?

- Niente, ho il reddito basso.

- E lo stato ti opprime eh!? Vabbè, ma di concreto, queste firme, cosa risolvono?

- Sono un mezzo per far sentire la nostra voce …

- Uhhh …

- … organizziamo anche una marcia di protesta giovedì mattina e …

- Giovedì mattina?

- Sì.

- Non avete lezione?

- Sì ma questo è più importante, tanti di noi sono indietro con gli esami e se sospendono i nostri corsi di laurea non potremo laurearci. Capisci? Ci stanno togliendo il nostro diritto di studio!

- Sì ma ‘ste cazzo di firme …

- Sono il nostro mezzo per …

- Ho capito che sono un mezzo per le tue seghe mentali, ma a cosa servono?

- Con 10.000 firme impediamo che chiudano il nostro corso.

- E a quante firme siete?

- Qui ne abbiamo raccolte 6.000. Capisci amico, noi giovani siamo il futuro, se non ci carichiamo noi sulle spalle il futuro, chi lo farà?

- Amico un cazzo, io non ti conosco. E sulle spalle non mi carico neanche tua sorella. E comunque non usare noi quando dici giovani, sei un trentenne fallito e con me non hai nulla a che fare. Comunque ok, bandiera bianca, dove sono i fogli delle firme raccolte, così firmo?

- Sono lì al banco.

- Ok.

[...]

- Oh. Ma che cazzo fai, oh? Riporta qua i quaderni delle firme! Cazzo non strapparli, oh; ragazzi, fermate quel conformista, ha preso i fogli delle firme. Fermooooo!!!

09
mag
10

Contatti umani – Episodio Uno

- Pronto?

- Salve, mi chiamo Chiara, chiamo per conto di TVQuindici, stiamo svolgendo un sondaggio telefoni…

- Dieci.

- Cosa?

- Dico, dieci.

- Dieci cosa?

- Se la prima domanda è da uno a dieci quanto vorrei che voi rompipalle moriste la risposta è dieci.

- No, la prima domanda riguarda i reality show.

- Allora undici.

- Devo farti dodici domande, mi aiuti o no?

- No, fottiti.

- Scusa.

- Scusa che?

- Scusa.

- Io ti dico di fotterti e tu mi chiedi scusa?

- Sì

- …

- … allora, domand…

- Ascolta Chiara… hai detto che ti chiami Chiara, giusto?

- Sì, Chiara.

- E scommetto che sei mora.

- Sono mora.

- Classico. Vabbè, Chiara, quante volte ti hanno mandato a fare in culo da stamattina?

- Tredici o quattordici … c’era una donna anziana, non è che riuscissi a distinguere esattamente cosa dicesse, potrebbe avermi mandato a fare in culo oppure avermi scambiato per sua figlia ed avermi chiesto di comprare un nuovo celofan per il divano.

- Non volevo sapere la storia della tua vita! Facciamo tredici?

- Facciamo tredici.

- E quante volte ti hanno sbattuto il telefono in faccia?

- Questa è facile. Ormai tengo il conto su un foglio di carta perché ho elaborato una teoria: secondo me ogni sedici volte che ti sbattono il tel…

- Quante?

- Trentatre.

- Ok, allora possiamo dire che sei una ragazza abituata agli insulti e a subire in silenzio.

- Se vogliamo dire così …

- Chiara?

- Sì?

- Quanto pesi?

- Non mi peso da un paio di giorni e temo di essere ingrassata perché ieri ho mangiato quasi una pizza intera a cena. Voglio dire, lo so che non avrei dov…

- Un numero, non un sacco di chiacchiere, un cazzo di numero!

- Quarantanove.

- …

- Allora?

- Solo un’altra cosa.

- Eh?

- Sai stirare le camicie?

- Sì.

- Chiara, sei libera stasera … ?

05
mag
10

Test della personalità 2

Più elaborata, più sottile, molto più pretenziosa, più scientificamente accurata grazie all’assistenza di esperti sociologi e psicologi, meno piacevole da leggere e più difficile da consultare. LA RUBRICA DEI TEST E’ TORNATA.
Pisciacontrovento non è solo un dispensatore di inutili sproloqui che tratta senza nessuna cognizione di causa argomenti delicati: questo blog fornisce anche un servizio fondamentale, aiutando le persone (o meglio quei due o tre poveracci che leggono) a capire qualcosa in più di se stesse.
Già in passato il primo dei nostri test della personalità vi aveva fatto scoprire se siete o meno delle persone insopportabili; adesso potrete imparare qualcosa in più su voi stessi con il mitico ed unico

TEST DELLA PERSONALITA’ DI PISCIACONTROVENTO PER SCOPRIRE SE SEI RAZZISTA

Istruzioni. Scegli una sola risposta per ogni domanda e appunta le tue risposte; alla fine del test consulta la tabella e fai la somma del tuo punteggio, poi scopri il risultato del test.

Domanda 1. Definiresti Malcolm X come:
A) un nero
B) un negro
C) un afroamericano
D) un musulmano
E) chi?

Domanda 2. Situazione ipotetica: sei in aula e ti cade la bottiglietta dell’acqua per terra, bagnando il pavimento; due file più in avanti c’è la tua compagna di corso Janice. Janice è filippina e tu lo sai. Dire la frase “Janice, pulisci!” sarebbe:
A) un grave insulto razziale
B) una battuta infelice
C) la cosa più sensata da dire
D) divertente

Domanda 3. Stessa situazione di prima, ma questa volta la tua compagna di corso si chiama Liu ed è cinese. In questo caso, dire la frase “Liu, pulisci!” sarebbe:
A) un grave insulto razziale
B) una battuta infelice
C) un errore di valutazione, pensavo fosse filippina
D) estremamente divertente

Domanda 4. Situazione ipotetica: Chris è un ragazzo di colore e nuota i 100 stile libero in poco più di un minuto. Quale di queste affermazioni ti sentiresti di dire per commentare:
A) Chris è un ottimo nuotatore
B) Chris è un ottimo nuotatore per essere nero
C) non ho mai visto un negro che nuota così forte!
D) nessuna delle precedenti

Domanda 5. Dire al cameriere sudamericano “Pedro, un’altra birra”, al mendicante dell’est europeo “no, Slobodan, non li ho 10 centesimi”, al ragazzo mediorientale che distribuisce i giornali gratuiti “Abdullà, dammene uno”, quando queste persone non si chiamano né Pedro, né Slobodan, né Abdullà. Quanto spesso ti capitano situazioni del genere?
A) mai nella vita
B) ogni tanto mi scappa la battuta con gli amici
C) lo faccio sempre con il mio amico albanese, lui mi risponde a tono e ci scherziamo su
D) sempre: tutti i sudamericani si chiamano Pedro e sono tutti uguali

Domanda 6. Dei seguenti gruppi di tre parole, quale rappresenta secondo te un insieme di razze:
A) neri, arabi, indiani
B) musulmani, africani, meticci
C) afroamericani, orientali, caucasici
D) nessuna delle precedenti, le razze non esistono

Domanda 7. Secondo te il termine giusto per identificare le popolazioni insediate nel Nordamerica sin da prima della conquista europea è:
A) indiani d’America
B) pellerossa
C) indiani
D) nativi americani
E) croupier

Domanda 8. Hai detto di Balotelli:
A) quel nero è un coglione
B) è un coglione ed è pure nerazzurro, sta’ testa di cazzo
C) mai nulla di male
D) sta’ scimmia!

Domanda 9. Se dovessi individuare un motivo in particolare per cui diffidi di Barack Obama, sarebbe:
A) per il modo in cui sta gestendo la questione irachena
B) perché è nero
C) perché è musulmano
D) per nessuna delle precedenti ragioni
E) sta’ scimmia!

Domanda 10. Sposeresti un extracomunitario/a?
A) no, non credo
B) vado tutti gli inverni in Romania a cercare moglie
C) non vedo perché no
D) sì, può darsi

Tabella

risp. A risp. B risp. C risp. D risp. E
Domanda 1 5 2 10 3 0
Domanda 2 0 2 10 5 -
Domanda 3 0 2 10 5 -
Domanda 4 3 5 13 0 -
Domanda 5 0 7 5 10 -
Domanda 6 7 7 4 0 -
Domanda 7 3 3 3 3 10
Domanda 8 5 4 0 12 -
Domanda 9 2 7 12 0 15
Domanda 10 5 15 0 4 -

RISULTATO DEL TEST

Se hai collezionato un punteggio da 0 a 19 ci sono due possibilità: a) sei un ipocrita del cazzo educato da altri ipocriti perbenisti e pensi di dover sempre dire la cosa più politicamente corretta perché ti ritieni una “brava persona”, ma dentro di te muori dalla voglia di dar fuoco ad uno zingaro per vedere se la fiamma diventa verde; b) sei una specie di hippie/comuneros/filgio dei fiori, insomma una checca senza palle; pensi che le minoranze etniche vadano difese perché inconsciamente credi che non siano in grado di farlo da se. Che si tratti del caso a) o del caso b), tu sei razzista, anche se credi il contrario; e comunque, a prescindere da questo, mi stai sul cazzo e spero che tu soffra, stronzo.

Se hai collezionato un punteggio da 20 a 42 non sei razzista. Sei consapevole che esistono delle diversità e non lo neghi ipocritamente, ma neppure te ne fai condizionare. E’ possibile che la curiosità “di che colore è la fiamma quando brucia uno zingaro” abbia sfiorato anche te, soprattutto se sei di Roma, ma anche in quel caso credo che sia più probabile che tu ammazzi di botte un laziale che non un rom.

Se hai collezionato un punteggio superiore a 42 beh, porca troia se sei razzista! Spero vivamente di non incontrarti mai perché sono sicuro che ogni volta che hai votato negli ultimi anni la tua speranza nel segnare una croce su quel logo bianco con il guerriero blu con la spada alzata fosse quella che Bossi mi cacciasse a calci in culo via dal Piemonte. Sicuramente avresti già ammazzato più di un sudamericano se non fosse che sai bene che le carceri della tua regione sono piene di africani e rumeni.

Arrivederci al prossimo test.

04
mag
10

Bauscia! (top 10 delle provincie italiane che mi stanno più sul cazzo)

10° posto, CHIETI.

Non è che Chieti mi stia poi così tanto sullo stomaco, ma mi spiegate chi è il genio che ne ha fatto una provincia? Davvero!? Chieti!?

C’era bisogno di fare numero? Eravamo stati sfidati ad una partita di calcetto scapoli contro ammogliati e all’ultimo momento ci mancava un giocatore e tutti hanno detto che erano impegnati tranne quell’alcolizzato brutto e scarso che non ricordavi nemmeno di avere in rubrica (e che in rubrica è salvato come “palla di biliardo” perché è calvo e non sai come si chiama)? E’ così che chi siamo ritrovati Chieti come provincia? Dev’essere così per forza, non c’è altra spiegazione.

9° posto, REGGIO CALABRIA (e gli altri posti di merda della Calafrica).

Qualunque argomentazione a sostegno della tesi che la profonda Calabria è un non compianto residuo della peggiore versione del XVI secolo sarebbe solo una ripetizione. Si potrebbe scrivere un libro con la sola bibliografia delle pagine internet che spiegano quanto questi luoghi stanno sul cazzo a tutta Italia, il mio ulteriore intervento non è necessario.

8° posto, MASSA CARRARA.

Dico solo questo: Massa Carrara ha 17 comuni.

Che cazzo di provincia è? Perché? Perché porco giuda, Perché? Massa Carrara è diventata provincia nella stessa partita di calcetto di Chieti perché Chieti si era fatta male sbattendo la testa contro il suo stesso ginocchio. E Massa Carrara non era nemmeno stata invitata alla partita: era lì da giorni ad aspettare che qualcuno si infortunasse!

7° posto, FIRENZE (e buona parte della Toscana).

Firenze è bellissima, la Toscana è bellissima, la regione è ricca di storia ma sa anche essere moderna, la qualità della vita è invidiabile e, anche se non ne capisco nulla dell’argomento, da quel che mi risulta i vini toscani sono ottimi. Ma il dialetto toscano è un insulto all’evoluzione del linguaggio umano. Sul serio. Se l’uomo di Neanderthal ascoltasse un toscano parlare gli sputerebbe in faccia. Cazzo se lo farebbe!

Perché non avete le C? Perchè?

Perché aspirate ogni fottuta parola? Perchè?

E poi i comici fiorentini sono delle teste di cazzo, sono i peggiori comici d’Italia e semplicemente NON FANNO RIDERE. Punto. Non fanno ridere. Se mettete Pieraccioni, Ceccherini, Panariello e tutti gli altri in una scatola UPS diretta in Afghanistan con su scritto “hanno preso in giro Maometto con delle vignette umoristiche che lo ritraevano”, giuro che Firenze esce dalla Top Ten. Giuro!

6° posto, RAVENNA (e la Costiera Romagnola).

Con un immenso sforzo di tolleranza, sorvoliamo sul fatto che le spiagge di questa strisciata scura rimasta attaccata al water quando il Po ha defecato la Pianura Padana che chiamano Costiera Romagnola sono il più brutto, lercio, tossico e sudicio esempio di costa italiana. Sorvoliamo anche sul fatto che questa gentaglia parla con una cadenza irritante che sembra il frutto di 7 generazioni di accoppiamenti incestuosi (e conoscendo la fama dei Malatesta non è detto che non lo sia). Sorvoliamo su tutto e concentriamoci sul fatto che i romagnoli sono un popolo di sesso-dipendenti. Punto. L’80 % dei ravennati e riminesi ha avuto rapporti sessuali con la propria cugina e il restante 20% discende da figli unici; ognuno di loro conosce 147 modi diversi per alludere all’atto sessuale ed è capace di usare 60 di questi in una conversazione di 61 parole. Ogni attività, di ogni tipo, in Romagna ha come fine ultimo una scopata ed il conseguente renderne partecipi gli amici, i conoscenti, chiunque: non sia mai che un romagnolo abbia un rapporto sessuale e non venga a dirtelo!

5° posto, LECCE (ed il Salento).

Ogni volta che sento parlare un salentino la distanza temporale che mi separa dalla condanna per omicidio intenzionale si accorcia, sempre di più, inesorabilmente …. Il Salento ha dato i natali ad Al Bano e ai Negramaro, alla peggiore immigrazione italiana di sempre ed alla Sacra Corona Unita, a mezza popolazione di Palazzo Nuovo e alla pizzica, insomma se non proprio a tutto ciò che c’è di male nel mondo, a buona parte di esso. I salentini possiedono un profondissimo nazionalismo verso una ipotetica patria, un Salento indipendente, che mai è esistito e mai esisterà; il che non ha uno stracazzo di fottutissimo senso: nel leccese non è mai cominciato nulla di buono, a nessun livello, in nessun tempo, sotto nessuna dominazione (perché è questo che il Salento ha fatto sin dalla notte dei tempi: si è fatto dominare). Inoltre costoro parlano con un accento talmente fastidioso che vorresti solo tirargli un calcio in culo tanto in profondità da tappargli la bocca. Vanno in giro con la maglia del Lecce come se fosse il simbolo della causa indipendentista: idiota non è il Barca, è il Lecce!

4° posto, UDINE.

Parlo sempre male del nord est in generale, ma la verità è che aree come quella di Treviso, o di Trento, o altre ancora, hanno in realtà delle grandi qualità; il nord est è la parte sotto certi versi più “americana” d’Italia: spirito imprenditoriale, buona qualità nell’edilizia e nello stile di vita suburbano, interesse per vari sport, e non solo per quel gioco per femminucce che chiamate “calcio”.

Tutto questo, però, non ha nulla a che vedere con Udine. Udine è una merda. Una grande, fetente, schifosissima merda circondata da campagne che producono altra merda e piena di razzisti ed ignoranti che cagano più merda di quanto cibo riescono a mangiare.

3° posto, NAPOLI.

Ricapitoliamo cosa abbiamo imparato su Napoli nel corso della storia di questo blog:

Napoli è piena di rifiuti.

A Napoli ti fregano in tutti i modi.

A Napoli non regna la camorra, ma si spartisce il potere con l’ignoranza e la negligenza.

Napoli è una città cresciuta al disopra delle proprie possibilità, senza risorse e senza prospettive.

A queste frasi ormai datate mi sento di aggiungere che:

L’urbanistica delle periferie di Napoli non ha nulla da invidiare per degrado a quelle di Città del Messico, San Paolo, Buenos Aires, e così via.

I napoletani sono la causa di tutto ciò che di male il mondo pensa degli italiani.

A Napoli non esiste malasanità: il termine stesso presuppone una seppur vaga cognizione di cosa sia la buona sanità o anche solo la sanità, cognizione che a Napoli non è mai esistita.

Non so proprio come fosse la città ai tempi in cui nacque il detto “vedi Napoli e poi muori” ma il trascorrere dei secoli deve essere stato più bastardo con questa terra che con qualunque altro luogo al mondo; oggi vedi Napoli e poi sparati.

2° posto, taranto.

Non ce la faccio a parlare di taranto. Già scrivere il nome tutto in maiuscolo è stato come lottare contro la mia forza di volontà. Anzi, ora lo cancello e lo riscrivo in minuscolo.

1° posto BRESCIA (e giù di lì).

Tante volte capita che qualcuno mi chieda

Perché non guardi il Grande Fratello?

Beh, prima di tutto perché è un sottoprodotto della menomazione mentale che aleggia nel mondo televisivo da un paio di decenni.

Sì ma è divertente.

Ti divertirai tu, idiota.

E comunque ogni maledetta edizione c’è un bresciano o qualcosa del genere ed io proprio non ce la faccio: ogni volta che vedo un bresciano sullo schermo prendo il televisore e lo butto dalla finestra, scendo in strada, gli do fuoco, lo calpesto coi talloni, ci piscio sopra e invoco estasiato la vendetta del dio Ra ballando una danza millenaria egizia che a livello conscio neppure conosco.

Non posso descrivere meglio di così il mio odio verso il bresciano, davvero, non posso.

01
mag
10

Diversità: questioni terminologiche

Giubilo e tripudio! gioia e furore! gesuiti ed euclidei vestiti come dei bonzi! Pisciacontrovento è tornato!!!!

Ok, ok, non lasciamoci trascinare dall’entusiasmo: rimettete a posto le trombette e i cappellini a punta e tornate davanti allo schermo, perché il momento dell’uso smodato dei punti esclamativi è finito.

Perché non scrivevo da tanto? Non lo so… Ultimamente ho l’impressione che tutto sia secondario, nulla mi interessa un granché; forse è solo perché di recente ho guardato “I know who killed me” e dopo aver visto Lindsey Lohan fare la lap dance nient’altro di ciò che mi circonda sembra più avere un senso, un perché, una qualche pur minima rilevanza.

Perché scrivo ora? Xvideos è bloccato per manutenzione.

Come forse tutti sapete, nello sport americano, professionistico e non, le squadre hanno quasi sempre un nome associato alla città, alla regione o alla scuola che rappresentano. Si tratta di nomi dalle origini più disparate: animali tipici del luogo, soprannomi legati alle località, numeri, prodotti industriali dell’area, cose che non centrano proprio un cazzo, associazioni di idee ridicole, e via di scorrendo. La squadra di football della capitale degli States sono i Washington Redskins, ossia i “pellerossa di Washington”. Di recente la comunità dei nativi d’America ha chiesto che il nome venisse cambiato perché giudicato offensivo verso la loro gente; la lega ha preso in considerazione le lamentele ma poi, visto che essenzialmente a nessuno fregava un cazzo, si sono fatti una grossa risata e sono andati ad ammazzare un bue per grigliarlo in giardino.

La categorie che si intestardiscono sulle questioni di definizione mi hanno sempre divertito ed allo stesso tempo irritato terribilmente. Voglio dire, una volta che una parola assume un significato, poco importa se l’origine fosse corretta o meno, l’importante è che la cosa abbia un nome. Sti cazzo di pellerossa, ad esempio, non sono mai contenti! Una volta li chiamavano indiani, e tutto andava bene; a un certo punto hanno capito che Cristoforo Colombo era un mezzo coglione che non sapeva distinguere un orientale da un dominicano (eppure stiamo parlando di occhi a mandorla e tuniche da una parte e visi scuri e palle al vento dall’altra) e hanno deciso che indiani non andava più bene. Allora hanno iniziato a chiamarli pellerossa non fosse altro che per il fatto che HANNO LA PELLE ROSSA, ma loro si sono incazzati. E’ piuttosto plausibile che gli indiani di allora fossero incazzati più per le violenze, le depredazioni di terre e di averi ed i tentativi di schiavizzazione che per la questione del nome, ma gli indiani di oggi mettono roba troppo pesante nel calummè e ciò ne compromette la lucidità. Comunque sia è stato trovato una nuova definizione, inattaccabile in quanto oggettiva, geografica, imparziale: nativi americani. Ma a quelli “nativi americani” deve suonare troppo macchinoso perché di fatto oggi in qualunque modo chiami un cazzo di pellerossa quello si incazza.

Di storie così è pieno il mondo, per cui vorrei proporre delle sintetiche riflessioni a proposito di una breve selezione di questioni terminologiche irrisolte.

“DIVERSO”. Quando uno è diverso è diverso. L’opposto di diverso è normale, e viceversa. Chiunque vi dica il contrario è solo una checca isterica cui è venuto il ciclo. Se iddio grandissimo che è nei cieli, o Zeus per suo conto, all’alba dei tempi, ha sancito la sacrosanta ed ineccepibile validità dell’equazione “maschio che insemina femmina = riproduzione”, come si fa a dire che questa non sia la normalità? E come si fa a negare che chi si discosta da questo modello è un diverso? Diverso non è un giudizio negativo, è solo la strafottutissima constatazione di una oggettiva diversità.

“DISABILE”. Un handicappato è handicappato: non perché pensiamo che valga meno di noi, ma semplicemente perché ha un handicap! Un disabile è disabile: non perché pensiamo che non sappia fare nulla, ma perché è privo di una abilità che invece rientra nella normalità. Espressioni come “portatore di handicap” o “diversamente abile” sono gentili signore dalla sessualità repressa che sorridendoti ti prendono per il culo.

“NERO”. Un nero è nero; un nero è così un nero che a guardarlo appare di colore nero. Qualunque specificazione aggiuntiva dell’attributo nero è una più precisa individuazione dell’individuo che prescinde totalmente dal fatto che comunque l’individuo è nero. Ad esempio Ballotelli è un coglione nero. Il fatto che sia un coglione non ha nulla a che vedere con il fatto che sia nero, anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, probabilmente il fatto che sia un coglione è più riconducibile alla provenienza bresciana che a qualunque altra sua caratteristica.

“GRASSA” o “INGRASSATA”. Se una è ingrassata è ingrassata. A parità di bilancia e di condizioni di carico, se la lancetta si posa su un peso maggiore a quello dell’ultima volta, c’è poco da fare: SEI INGRASSATA! A meno che tu non abbia la strana abitudine di andarti a pesare con la stessa bilancia in punti della galassia in cui l’accelerazione di gravità è diversa da 9,8. Se ti dico che sei ingrassata non ti sto insultando, è una pura constatazione di fatto, non c’è bisogno di guardarmi come se avessi sparato a tuo padre; e comunque ingrassare non è mica una condizione imposta dal destino cui è impossibile sottrarsi; è una tua scelta, accettane le conseguenze.

Se pensavate che dopo 355 giorni di silenzio sarei tornato con qualcosa di meglio, sono contento di avervi deluso.

22
feb
09

L’iperrealismo di Salvator

Non mi ero mai fatto un’opinione precisa di Beppe Grillo, essenzialmente per due motivi: 1 lui non appare in tv ed io seguo la politica del “ascolta pure un ciarlatano, ma solo finché è gratis”, 2 di ciò che dice me frega talmente poco che solo a pensarci mi sono addormentato sulla tastiera mentre scrivevo questo primo paragrafo e per portarlo a termine l’ho dovuto finire di scrivere con word a mezzo schermo ed aprendo sul restante mezzo schermo selina18.com.

Tuttavia la sua figura aveva iniziato a puzzarmi di testadicazzo già ai tempi del V-day, ed ancor di più quando l’illogico gesto del nostro governo di mettere on line i redditi dei cittadini ha portato alla luce il fatto che il signor Grillo guadagna una caterva di soldi. Ancora di più si è radicata in me questa convinzione dopo che Bucknasty ha segnalato l’episodio della washball in questo articolo di 7yearwinter. La mastodontica dimostrazione di ignoranza da ligure provinciale, corredata dall’impalpabile sensazione che l’antipolitico (non lo definirò comico o satirico perché sono termini che non merita) percepisca qualche ringraziamento non verbale da quelli della washball, è stata ben presto affiancata da una ulteriore dimostrazione dello stesso tipo di ignoranza quando, poco tempo dopo, mi è capitato di vedere questo video.

Alcuni passaggi eloquenti.

“le città sono in mano agli architetti devoluzionisti, decostruzionisti, quelli che privilegiano l’arredamento, l’estetica alla funzionalità”

Ehhh??? Se devi mettere uno di fianco all’altro tutti i termini inerenti l’architettura che ti è capitato di sentire in quel pene floscio di regione in cui abiti, almeno prima di usarli dai un’occhiata al loro significato. Compra un cazzo di dizionario, pirla.

“a Milano davanti alla triennale fanno un pelo di fregna di 15 metri”

Continuo a fare fatica a tradurre i suoi sputacchi in concetti di senso compiuto (ma la gente ride quindi o lo stupido sono io oppure la parola “fregna” innesca reazioni di ilarità generale in qualunque contesto venga usata) ma penso si riferisca a questa scultura che si trova a Milano di fronte alla stazione Cadorna, nei pressi della Triennale, e che non è un pelo di fregna ma un monumento dello scultore svedese Claes Oldenburg che celebra Milano come città della moda. Può anche darsi che siano discutibili gli esiti artistici di questa celebrazione, ma di certo col discorso sugli architetti questa sparata non c’entrava un cazzo.

“ho fatto vedere queste foto alla facoltà di architettura … guardate, ma come si fa a costruire una supposta…?”

Inizia la carrellata di foto che Beppe mostra al suo pubblico di pecoroni. La supposta in questione è il grattacielo della Swiss Re a Londra, progettato da Norman Foster (su cui Beppe tornerà), un landmark efficace e tuttavia non altisonante nell’affollato e spesso anonimo skyline della City di Londra. Sembrerà anche una supposta, ma le supposte curano l’influenza, questa cura l’immagine della più grande città d’Europa.

“abitazioni così stanno progettando. Non puoi abitare nell’ultimo appartamento a sinistra, ti vomiti addosso”

Posto che non conosco l’edificio nella foto (mi ricorda il Civil Gustice Center di Manchester, ma credo di sbagliarmi), dubito fortemente che quelli siano appartamenti, e anche se lo fossero mi riterrei estremamente fortunato ad abitare in quell’appartamento di cui parli, Beppe: godrei di un ottimo panorama e potrei invitarti a cena per poi buttarti di sotto, raccogliere il tuo cadavere, seppellirlo in un giardino e piantarci sopra i pomodori come in “una cena quasi perfetta”.

Sorvolo sulla parte successiva, quella in cui parla di “grattacieli inclinati” ed “effetto Bilbao” perché tanto dice solo cazzate. Segnalo solo che quando dice “un testicolo in mezzo a New York” l’immagine è piccola ma sono abbastanza sicuro che la città nella foto non sia New York. A un certo punto nomina l’iperrealismo e lo riprende in seguito attribuendo il relativo aggettivo ad un quadro di “Salvator Dalì” (pronunciato proprio così, con la T, SalvaTor. SalvaTor? Cos’è un tuo cugino siciliano che ti offre i pomodori secchi sott’olio quando vai a trovarlo l’estate?). Iperrealista Dalì? Ma quanto cazzo sei coglione? L’ignoranza di quest’uomo travalica i confini delle nazioni, delle lingue e delle discipline; penso che in una gara di supponente ignoranza Grillo potrebbe agilmente battere il nostro attuale premier.

Non sapevo dei problemi strutturali allo stadio olimpico di Montreal ed all’aeroporto francese, per cui sospendo il giudizio sulla parte seguente, anche perché le foto documentano bene: si vede che su questa parte wikipedia lo ha aiutato molto.

Giudizio sospeso anche sulla storia del ponte di Messina, ma i numeri mi suonano parecchio sparati alla cazzo: probabilmente la fonte è la stessa che usa per reperire tutti i dati relativi a ciò di cui parla: l’etichetta del suo maglione maleodorante. Chiedo aiuto a IngSP56 su questa parte.

Segue una breve digressione pseudo-razzista su siciliani e calabresi, l’unica parte del filmato che se meglio articolata potrei condividere, dopo di che si torna a sparare cazzate immani.

“i più grandi disegni di progetto del ponte di Messina, ce n’è uno, del più grande progettista oggi vivente di ponti inglese […] si chiama Foster, ha fatto un tentativo prima di farlo […] ha provato uno stesso ponte più piccolo sul Tamigi a Londra”

Secondo Beppe un’opera che si chiama Millenium Bridge, che ha una struttura ad arco totalmente incompatibile per i ponti a grande luce, che si trova a Londra e che conduce alla Tate Gallery, altro non è che un modellino in scala del ponte sullo stretto di Messina. Le amministrazioni comunali delle metropoli di mezzo mondo sono ansiose di adoperarsi per realizzare modellini in scala di opere infrastrutturali italiane. Presto a Bejing verrà realizzata una strada che porta verso il nulla per simulare in scala la Salerno-Reggio Calabria ed a Los Angeles verrà bucata la collina di Hollywood per dimostrare che l’unica popolazione locale che rompe i coglioni sulla costruzione di una rete ferroviaria è la massa di coglioni No TAV della Val di Susa.

Inoltre Beppe sputa merda ironizzando su Norman Foster, un progettista che il capo di stato più intelligente d’Europa (God save the queen) ha investito prima del titolo di cavaliere e poi di quello di Barone. E’ un po’ come se il tipo che canta alle feste di contrada del Salento cominciasse a prendere per il culo Mozart.

Secondo Beppe, come se non bastasse, in seguito ai problemi che il ponte ha mostrato in occasione dell’inaugurazione,

“stava andando giù il ponte, signori. Li hanno fermati, li hanno mandati tutti a casa, non hanno detto niente, l’hanno buttato giù e lo stanno rifacendo. Affidiamo la vita a questa gente qui… Bisogna essere molto cauti!”

Ecco le parole di Leonardo Benevolo (non un pirla qualunque dalla pettinatura ribelle e dalla sudorazione disumana, ma uno che sa quello che dice) a proposito della vicenda del Millenium Bridge: “si è rivelato instabile per un carico di folla di entità non prevista. I progettisti hanno dovuto inserire nella struttura una serie di ammortizzatori”.

Concorderete con me che c’è una certa differenza tra il buttare giù e rifare “senza dire niente” tutto il ponte e l’apportare delle modifiche alla struttura per risolvere un problema inizialmente mal quantificato. Dove si documenta Beppe Grillo prima di parlare? Su Striscia La Notizia?

Il problema è che questo ignorante brizzolato ha un seguito. Le sue parole hanno un peso. C’è gente che opera le proprie scelte politiche e personali sulla base di ciò che dice questo idiota puzzolente. Non so voi, ma io preferisco affidare la mia vita alla matita di Norman Foster piuttosto che alle ciance di Beppe Grillo.

18
nov
08

Guernica

guernica

Qualche giorno fa ho visto Guernica dal vivo ed ancora oggi dal cesto della biancheria sporca le mutande che indossavo quel giorno emanano un forte odore di eiaculazione spontanea e sindrome di Stendhal.

Pablo Picasso, prima che si reincarnasse in un robot della Citroen che colora le C3, ha dipinto Guernica dopo il bombardamento dell’omonima città da parte dei tedeschi nel ’37. In seguito un ufficiale tedesco in visita allo studio del pittore gli ha chiesto “avete fatto voi questo orrore maestro?” e Picasso: “no, è opera vostra”.

Vi racconto la storia di una persona che mi sono involontariamente trovato ad ascoltare durante un viaggio in treno (Atena maledica Trenitalia). Lo chiamerò con un generico nome, Tommaso.

Tommaso ha 31 anni.

Tommaso insegna “Sociologia della comunicazione” all’Università di Torino, vale a dire che dice tutto il giorno cazzate ad un gruppo di deficienti che studia per diventare un peso per la società.

Tommaso ha scritto un libro sulla qualità della comunicazione televisiva. Questo libro è stato di recente presentato su Rai 3. La Rai è clinicamente morta ormai da tempo, per cui questa presentazione, insieme alla marea di puttanate che va in onda ogni stracazzo di sera su Rai 1 (un programma più coglione dell’altro, tutte le sere, …), è probabilmente la defecazione involontaria che un corpo subisce un attimo prima di una morte dolorosa (è uno dei soliti riferimenti a South Park, ma non trovo il link dello spezzone relativo, spiacente).

Tommaso è capace di capire una persona solo conoscendo il suo segno zodiacale. Curioso: io sono capace di capire che una persona è un coglione solo dal fatto che essa si ritenga capace di capire una persona solo conoscendo il suo segno zodiacale.

Tommaso è un tipo positivo: qualunque problema può essere risolto con un sorriso. E infatti ride sempre. Forse non è ottimismo, forse è down.

Tommaso ha un gatto nero. Come se non bastasse si sente in dovere di spiegare perché proprio un gatto nero: è contrario alla superstizione contro i gatti neri; non perché non creda nelle superstizioni, bensì perché questa in particolare è erronea: nel medioevo il popolo ignorante aveva paura delle streghe e di conseguenza anche dei felini neri di cui esse si circondavano. In realtà solo le streghe conoscevano il grande potere protettivo dei gatti neri verso le case. Lo dico in modo più chiaro perché forse non si evince sufficientemente quanto questo tipo sia deficiente: Tommaso crede nelle streghe ed è convinto che i gatti neri abbiano poteri magici che proteggono le abitazioni degli esseri umani.  Questo sputo di spermatozoi ritardati finito in un fetente ovulo ritardato insegna all’università –> ben venga qualunque riforma che taglia le palle a gente come lui.

Tommaso pratica cure shiatsu. Attenzione: non ho detto massaggi, ho detto cure! Secondo Tommaso, infatti, lo shiatsu è una terapia per qualunque malattia e, al contrario delle pratiche tradizionali che curano solo i sintomi, è in grado di arrivare alla radice del male ed eliminarne la causa. Tommaso parla di autostrade di energia all’interno del nostro corpo e metodi per incanalare questa energia per la cura delle malattie: tradotto nella mia lingua tutto ciò può significare due cose: o è un megafrocio a cui piace l’idea che flussi biancastri pervadano in continuazione il suo corpo, oppure è un coglione totale. Opterei per entrambe insieme. Spero che sulle sue autostrade una rivolta dei COBAS blocchi il traffico ed impedisca al sangue di arrivare al cuore fino a morte sopraggiunta.

Tommaso è così socievole che ama parlare lungamente di sé anche agli sconosciuti ed io mi sono ritrovato ad ascoltarlo, ergo: Tommaso è la causa del mio ultimo impulso di uccidere, e questo è male, perché diventa sempre più difficile controllare questi impulsi. Tommaso riceverà il conto della mia prossima seduta dall’analista.

Costretto ad avere a che fare con altre forme di vita pseudo-razionali, capita che io mi imbatta in pezzi di mondo fatti di pezzi di idioti come Tommaso. Guardo questi pezzi di mondo e mi disgusto ed il mio disgusto, invece che scivolarmi via lungo le autostrade energetiche o essere rigurgitato lungo le autostrade della mia digestione, mi cola sulla tastiera e sfocia in questo blog. Capita poi che gente come Tommaso legga tale blog e lo giudichi volgare, stupido, pieno di pregiudizi e di ignoranza: un orrore insomma.

Ebbene, non prendetevela con me per aver scritto questo orrore: in realtà è opera vostra.

03
ott
08

Ortodossia dell’ecologismo

Breve premessa: questo post utilizza termini come “giusto” e “sbagliato” e li attribuisce a determinate azioni e comportamenti. Tale utilizzo di questi termini potrebbe indurre problemi e riflessioni di carattere ontologico: cosa sono il bene e il male? Chi può stabilire cos’è giusto e cos’è sbagliato? Beh, io posso! Questo è il mio blog e dico che una cosa è giusta o sbagliata come cazzo mi pare, e se qualcuno non è d’accordo può accomodarsi ginocchioni sul pavimento del buco in cui vivo e baciare il mio culo peloso.

Detto ciò…

Esiste un modo giusto ed un modo sbagliato di essere ecologisti. Il modo giusto è preoccuparsi delle ripercussioni che i nostri comportamenti attuali possono avere sul futuro del pianeta che abitiamo; il modo sbagliato è mandare catene di sant’Antonio di filmati di animali maltrattati, votare i Verdi e boicottare la caccia. Se mi arriva un’altra mail intitolata “guarda, e se la cosa non ti lascia indifferente fai qualcosa per fermarli” con il link di un video di una foca scuoiata viva, giuro che faccio un video vestito da pirla in cui sparo alle mosche neanche fossi in quella cazzata di film di Wanted e poi vado in una scuola superiore e ammazzo 11 persone.

Non solo: esiste anche un motivo giusto ed un motivo sbagliato per essere ecologisti. Il motivo giusto è la sostenibilità: soddisfare i bisogni della nostra società senza impedire alle generazioni future di soddisfare i propri; il motivo sbagliato è avere a cuore la vita degli animali cucciolosi che hai visto fare gli occhi languidi in un film animato della Pixar ed hai commentato “Ohhhhhh che carino”.

Gli animali nascono, cagano in ogni angolo di pianeta che solcano e poi muoiono. Del vostro legame affettivo verso la loro sopravvivenza questo pianeta se ne sciacqua l’Angola ed il Mozambico che, se il cuore dell’Africa è l’ombelico del mondo, sono le sue palle. L’unico motivo per il quale la salvaguardia degli animali ha un senso è la preservazione della biodiversità, che è necessaria per il benessere anche nostro. Per il resto un vitello portato al macello non è una brutalità, brutta stronza animalista che manda le mail del cazzo, è il regolare corso degli eventi, si chiama catena alimentare.

Io riciclo la plastica. Non me ne fotte un pelo incarnito se un delfino si impiglia in una busta finita in mare e soffoca (cosa peraltro statisticamente probabile quanto una mia vincita consistente al gratta e vinci), ma non voglio immaginare un futuro in cui tutte le città assomigliano alla Napoli di qualche mese fa.

Io non mangio i datteri di mare. Non me ne fotte una matita spuntata di quelle bestioline riprovevoli e dei loro naturali predatori, ma se viene giù mezza scogliera con annessi 10 palazzi e muoiono cento persone la cosa mi sta un po’ sulle scatole!

Io spengo sempre gli apparecchi elettrici e le luci quando non sono necessari e limito l’utilizzo di terminali di riscaldamento e climatizzazione. Non me ne fotte una pringle venuta dritta dei pinguini che non hanno più una casa per colpa dei ghiacci che si sciolgono, ma immagino che i tuoi nipoti non avranno un gran piacere a vivere in una Milano in riva al mare con le temperature di un forno uccidendosi l’un l’altro per le poche risorse energetiche rimaste.

Io evito di prendere l’automobile per futili motivi. Non me ne fotte una canzone di Pupo se gli alberi in città non vivono più, ma se devo rischiare un cancro ai polmoni ed una guerra mondiale per il petrolio per aver sprecato troppa benzina, preferisco fare due passi.

Approssimativamente potete tenere in mente questa regola generale: se state pensando al futuro economico e sociale della Terra nel 2100, allora state avendo un comportamento ecologista per i giusti motivi; se invece state pensando a prati verdi, colline in fiore, pecorelle libere e felici sotto un sole sorridente, allora siete dei froci animalisti o delle troie che buttano secchi di vernice sulle pellicce delle donne benestanti ed avete guardato troppo spesso i Teletabbies in passato.

P.S.:

Stronzi che mandate le mail animaliste, state attenti a chi manderete la prossima: la vita di 11 persone è nelle vostre mani.

20
set
08

Southern Newly Weds part 3

NELLE PUNTATE PRECEDENTI DI SOUTHERN NEWLY WEDS

Lo sposo è uno smidollato senza prospettive e l’inizio del suo giorno delle nozze rispecchia la sua personalità: fa schifo.

La sposa è un cesso di donna che ha ottenuto il massimo del punteggio al “test di Pisciacontrovento per scoprire se sei una persona insopportabile” ma, essendo oggi il giorno del suo matrimonio, tutti intorno a lei fanno finta che non sia così e la riempiono di attenzioni.

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PARTE 3 – LA CELEBRAZIONE

Abbiamo lasciato lo sposo all’ingresso della chiesa ad aspettare la sua dolce metà (che poi, fatta la proporzione di stazza, sarebbe più che altro la sua amara tre quarti). La sposa invece è in viaggio sulla lussuosa auto a noleggio addobbata di fiocchi bianchi e palloncini; tuttavia se la famiglia della sposa è sufficientemente radicata nell’ambiente rurale da ritenere che quanto più l’arrivo della promessa sposa è appariscente, tanto maggiore sarà l’ammirazione di amici e parenti, allora è molto probabile che l’auto lussuosa addobbata come un albero di Natale non sia sufficiente e si renda necessario un cambio a metà percorso: giù dall’auto per salire sulla carrozza con tanto di conducente curiosamente abbigliato. C’è un termine che esprime questo modo di mettersi in mostra con un eccessiva vistosità, si chiama “cafoneria” (in dialetto però usiamo termini come “yut” o “masser” o “ma trmind a chieda scandrtascet, a l’art di masser!”).

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Finalmente la sposa giunge al luogo della celebrazione. Garbatamente il padre la aiuta a scendere dal veicolo, non perché il padre sia un tipo garbato, ma perché la teatralità dell’evento impone che si continui a farsi attendere il più possibile. E in effetti all’interno la chiesa è gremita di gente che ne ha le palle piene come cocomeri di aspettare e tutti sono intenti a sventagliarsi con mezzi di fortuna per trovare refrigerio, mentre fuori uno dei cavalli della carrozza piscia una secchiata d’acqua grossa come lo scarico del cesso di casa mia (se va bene, perché se va male il cavallo potrebbe avere altro da espellere!) ma purtroppo non è abbastanza vicino da colpire lo strascico dell’abito nuziale. Lo sposo ed il prete attendono l’arrivo della sposa, segue il tradizionale momento in cui lo sposo le solleva il velo e saluta con un bacio lei ed il suocero; segue il tradizionale momento in cui lo sposo si rende conto che sta per rovinarsi la vita e vorrebbe scappare o spararsi, ma lo shock ancora forte di aver visto l’orrida faccia della sua consorte lo ha rintontito e lo tiene in uno stato di rassegnazione mista ad inconsapevolezza.

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La celebrazione si svolge serenamente: è un rituale che la nostra terra vive da secoli ed i ruoli ed i momenti che lo caratterizzano sono così rodati da ripetersi identici in ogni chiesa, in ogni messa, in ogni città. Certo, a volte qualcosa di particolare capita, tipo che lo sposo sia analfabeta e non sappia recitare le formule, o che la sposa inciampi sul vestito e cada, o addirittura che io veda uno degli invitati correre verso la sagrestia tenendosi una mano sul culo per poi scoprire che non solo ha cagato nel corridoio perché non ha trovato il bagno, ma che addirittura non era neppure un invitato, ma il più delle volte si tratta semplicemente di un susseguirsi di: pregheiere – letture – invocazioni – vangelo – solita predica del prete (ogni prete ha la sua predica preparata che recita identica ad ogni matrimonio) costernata di battute di spirito e di riferimenti allo Spirito – rito degli anelli – comunione – benedizione.

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Il momento più significativo è il rito degli anelli. Il paggetto dovrebbe porgere il guanciale con gli anelli al prete, ma è troppo impegnato a scaccolarsi come se fosse un cow boy dell’Ottocento nella corsa all’oro, per cui il più delle volte il prete deve arrangiarsi. Anche quando il paggetto fa il suo dovere ho la sensazione che il suo ruolo nella celebrazione sia un po’ la metafora del ruolo dello sposo all’interno del matrimonio: entra in scena quando c’è da porgere cose di valore alla famiglia e poi se ne torna in disparte a subire le decisioni della sposa.

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A questo punto gli sposi si trattengono sull’altare per alcune foto con i genitori e i testimoni, mentre tutti gli invitati si recano all’esterno e preparano l’artiglieria pesante. La tecnica di accogliere gli sposi all’uscita della chiesa si è infatti affinata nel corso degli anni; un tempo si trattava solo di gettare un po’ di riso in aria, poi sono giunti i palloncini ed i confetti, adesso si fanno scoppiare tubi di coriandoli e si liberano colombe nel cielo. Forse un domani ci saranno fuochi d’artificio, fontane danzanti, gare di paintball, esibizioni di pachidermi e giocolieri di strada. Chi lo sa, con la tendenza che ha la gente a diventare più idiota man mano che ci allontaniamo dal rinascimento, non lo escluderei.

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Usciti fuori dal tunnel di lanci di riso e di coriandoli i due individui che poche ore prima rappresentavano due palle al piede distinte di questo universo, sono ora una unica grande palla al piede, che oltre ad essere più pesante irrita anche la pelle dove le catene toccano il ginocchio. Una mezzoretta di gente che porge loro gli auguri (composta per più dell’80% da persone come mia nonna, che col matrimonio non c’entrano un cazzo ma hanno come hobby farsi i cazzi degli altri) ed eccoli pronti per una vita insieme, o quanto meno a stare insieme per il tempo necessario ad arrivare ad odiarsi reciprocamente con tutta la forza che hanno in corpo.

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Auguri!




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