
10° posto, CHIETI.
Non è che Chieti mi stia poi così tanto sullo stomaco, ma mi spiegate chi è il genio che ne ha fatto una provincia? Davvero!? Chieti!?
C’era bisogno di fare numero? Eravamo stati sfidati ad una partita di calcetto scapoli contro ammogliati e all’ultimo momento ci mancava un giocatore e tutti hanno detto che erano impegnati tranne quell’alcolizzato brutto e scarso che non ricordavi nemmeno di avere in rubrica (e che in rubrica è salvato come “palla di biliardo” perché è calvo e non sai come si chiama)? E’ così che chi siamo ritrovati Chieti come provincia? Dev’essere così per forza, non c’è altra spiegazione.
9° posto, REGGIO CALABRIA (e gli altri posti di merda della Calafrica).
Qualunque argomentazione a sostegno della tesi che la profonda Calabria è un non compianto residuo della peggiore versione del XVI secolo sarebbe solo una ripetizione. Si potrebbe scrivere un libro con la sola bibliografia delle pagine internet che spiegano quanto questi luoghi stanno sul cazzo a tutta Italia, il mio ulteriore intervento non è necessario.
8° posto, MASSA CARRARA.
Dico solo questo: Massa Carrara ha 17 comuni.
Che cazzo di provincia è? Perché? Perché porco giuda, Perché? Massa Carrara è diventata provincia nella stessa partita di calcetto di Chieti perché Chieti si era fatta male sbattendo la testa contro il suo stesso ginocchio. E Massa Carrara non era nemmeno stata invitata alla partita: era lì da giorni ad aspettare che qualcuno si infortunasse!
7° posto, FIRENZE (e buona parte della Toscana).
Firenze è bellissima, la Toscana è bellissima, la regione è ricca di storia ma sa anche essere moderna, la qualità della vita è invidiabile e, anche se non ne capisco nulla dell’argomento, da quel che mi risulta i vini toscani sono ottimi. Ma il dialetto toscano è un insulto all’evoluzione del linguaggio umano. Sul serio. Se l’uomo di Neanderthal ascoltasse un toscano parlare gli sputerebbe in faccia. Cazzo se lo farebbe!
Perché non avete le C? Perchè?
Perché aspirate ogni fottuta parola? Perchè?
E poi i comici fiorentini sono delle teste di cazzo, sono i peggiori comici d’Italia e semplicemente NON FANNO RIDERE. Punto. Non fanno ridere. Se mettete Pieraccioni, Ceccherini, Panariello e tutti gli altri in una scatola UPS diretta in Afghanistan con su scritto “hanno preso in giro Maometto con delle vignette umoristiche che lo ritraevano”, giuro che Firenze esce dalla Top Ten. Giuro!
6° posto, RAVENNA (e la Costiera Romagnola).
Con un immenso sforzo di tolleranza, sorvoliamo sul fatto che le spiagge di questa strisciata scura rimasta attaccata al water quando il Po ha defecato la Pianura Padana che chiamano Costiera Romagnola sono il più brutto, lercio, tossico e sudicio esempio di costa italiana. Sorvoliamo anche sul fatto che questa gentaglia parla con una cadenza irritante che sembra il frutto di 7 generazioni di accoppiamenti incestuosi (e conoscendo la fama dei Malatesta non è detto che non lo sia). Sorvoliamo su tutto e concentriamoci sul fatto che i romagnoli sono un popolo di sesso-dipendenti. Punto. L’80 % dei ravennati e riminesi ha avuto rapporti sessuali con la propria cugina e il restante 20% discende da figli unici; ognuno di loro conosce 147 modi diversi per alludere all’atto sessuale ed è capace di usare 60 di questi in una conversazione di 61 parole. Ogni attività, di ogni tipo, in Romagna ha come fine ultimo una scopata ed il conseguente renderne partecipi gli amici, i conoscenti, chiunque: non sia mai che un romagnolo abbia un rapporto sessuale e non venga a dirtelo!
5° posto, LECCE (ed il Salento).
Ogni volta che sento parlare un salentino la distanza temporale che mi separa dalla condanna per omicidio intenzionale si accorcia, sempre di più, inesorabilmente …. Il Salento ha dato i natali ad Al Bano e ai Negramaro, alla peggiore immigrazione italiana di sempre ed alla Sacra Corona Unita, a mezza popolazione di Palazzo Nuovo e alla pizzica, insomma se non proprio a tutto ciò che c’è di male nel mondo, a buona parte di esso. I salentini possiedono un profondissimo nazionalismo verso una ipotetica patria, un Salento indipendente, che mai è esistito e mai esisterà; il che non ha uno stracazzo di fottutissimo senso: nel leccese non è mai cominciato nulla di buono, a nessun livello, in nessun tempo, sotto nessuna dominazione (perché è questo che il Salento ha fatto sin dalla notte dei tempi: si è fatto dominare). Inoltre costoro parlano con un accento talmente fastidioso che vorresti solo tirargli un calcio in culo tanto in profondità da tappargli la bocca. Vanno in giro con la maglia del Lecce come se fosse il simbolo della causa indipendentista: idiota non è il Barca, è il Lecce!
4° posto, UDINE.
Parlo sempre male del nord est in generale, ma la verità è che aree come quella di Treviso, o di Trento, o altre ancora, hanno in realtà delle grandi qualità; il nord est è la parte sotto certi versi più “americana” d’Italia: spirito imprenditoriale, buona qualità nell’edilizia e nello stile di vita suburbano, interesse per vari sport, e non solo per quel gioco per femminucce che chiamate “calcio”.
Tutto questo, però, non ha nulla a che vedere con Udine. Udine è una merda. Una grande, fetente, schifosissima merda circondata da campagne che producono altra merda e piena di razzisti ed ignoranti che cagano più merda di quanto cibo riescono a mangiare.
3° posto, NAPOLI.
Ricapitoliamo cosa abbiamo imparato su Napoli nel corso della storia di questo blog:
Napoli è piena di rifiuti.
A Napoli ti fregano in tutti i modi.
A Napoli non regna la camorra, ma si spartisce il potere con l’ignoranza e la negligenza.
Napoli è una città cresciuta al disopra delle proprie possibilità, senza risorse e senza prospettive.
A queste frasi ormai datate mi sento di aggiungere che:
L’urbanistica delle periferie di Napoli non ha nulla da invidiare per degrado a quelle di Città del Messico, San Paolo, Buenos Aires, e così via.
I napoletani sono la causa di tutto ciò che di male il mondo pensa degli italiani.
A Napoli non esiste malasanità: il termine stesso presuppone una seppur vaga cognizione di cosa sia la buona sanità o anche solo la sanità, cognizione che a Napoli non è mai esistita.
Non so proprio come fosse la città ai tempi in cui nacque il detto “vedi Napoli e poi muori” ma il trascorrere dei secoli deve essere stato più bastardo con questa terra che con qualunque altro luogo al mondo; oggi vedi Napoli e poi sparati.
2° posto, taranto.
Non ce la faccio a parlare di taranto. Già scrivere il nome tutto in maiuscolo è stato come lottare contro la mia forza di volontà. Anzi, ora lo cancello e lo riscrivo in minuscolo.
1° posto BRESCIA (e giù di lì).
Tante volte capita che qualcuno mi chieda
Perché non guardi il Grande Fratello?
Beh, prima di tutto perché è un sottoprodotto della menomazione mentale che aleggia nel mondo televisivo da un paio di decenni.
Sì ma è divertente.
Ti divertirai tu, idiota.
E comunque ogni maledetta edizione c’è un bresciano o qualcosa del genere ed io proprio non ce la faccio: ogni volta che vedo un bresciano sullo schermo prendo il televisore e lo butto dalla finestra, scendo in strada, gli do fuoco, lo calpesto coi talloni, ci piscio sopra e invoco estasiato la vendetta del dio Ra ballando una danza millenaria egizia che a livello conscio neppure conosco.
Non posso descrivere meglio di così il mio odio verso il bresciano, davvero, non posso.
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